Mafie del nord e Pisanu

2415890296_613cae9e14Fonte: PolisBlog, Marco Travaglio, IP Monet Modena, Adnkronos

Oggi c’è stata la prima relazione della nuova commissione antimafia. Ebbene, ecco che dopo vario tempo che questa aveva un peso pressoché nullo, è ritornata una commissione parlamentare che vigila sui rapporti fra mafia e politica (se poi sia una contraddizione o meno, è un’altra storia).

Ebbene a capo di questa c’è Pisanu, ex ministro del Tesoro e dell’Interno per vari governi tra cui quelli di Berlusconi. Una persona adatta o men o a questo ruolo? Ce lo diranno i risultati di questa commissione, sebbene i precedenti non sono proprio beneauguranti. Si pensi al caso ecclatante di mafia al nord del Banco Ambrosiano, altra grande banca milanese, all’epoca in cui era diretto da Roberto Calvi, ebbe un grosso ruolo nel riciclaggio di denaro sporco, con complicità nuovamente importanti nel mondo politico, e persino nella banca vaticana: lo I.O.R. (Istituto di Opere Religiose) allora diretta dal cardinale Paul Marcinkus. Si ricordi infatti che il controllo della stessa era da parte di Pisanu.

“Le mafie hanno risalito la Penisola e occupato altre aree del Paese, internazionalizzando le proprie attvita’ in Europa e nel mondo”. E’ l’analisi, tracciata dal presidente della Commissione Antimafia, Giuseppe Pisanu, illustrando oggi i risultati di un rapporto curato dal Censis sul “Condizionamento delle mafie sull’economia, sulla societa’ e sulle istituzioni del Mezzogiorno”. Questo è in ogni caso un punto innegabile: di solito si parla della mafia come un problema soprattutto siciliano e delle altre regioni del Sud. Tuttavia sarebbe ingannevole pensare che la mafia sia soltanto un problema meridionale. Dovrebbero far pensare due cose molto recenti: lo scudo fiscale (che permetterà di riciclare ingenti quantità di denaro a un costo irrisorio) e la questione Ponteranica (ed è credo illuminante il discorso di Giovanni Impastato, e non solo quello).

Già nel 1993 erano stati sottolineati alcuni aspetti:

1. “L’utilizzo improvvido e incauto dell’istituto del soggiorno obbligato”. In particolare negli anni Sessanta e Settanta molti importanti mafiosi sono stati spediti in soggiorno obbligato in zone del Centro-Nord, dove hanno poi radicato le proprie attività illegali.

2. “La fuga di soggetti mafiosi nel Centro-Nord dalle zone di origine per sottrarsi a vendette di famiglie o cosche rivali o per necessità di evitare controlli troppo rigorosi da parte delle autorità”.

3. Lo spostamento di soggetti mafiosi, o di familiari di mafiosi, a seguito dei massicci flussi migratori da Sud a Nord, avvenuti specie negli anni Cinquanta e Sessanta. Ogni movimento migratorio, infatti, comporta uno spostamento delle caratteristiche, anche peggiori, di una popolazione verso le zone di accoglienza.

4. L’appetibilità di alcune zone per il business mafioso. In genere le organizzazioni mafiose si sono indirizzate verso zone “più ricche, più movimentate, che offrono maggiori possibilità di fare affari e di impiegare il denaro sporco”. Si pensi che Milano è una delle città con la maggior quantità di stupefacenti (specie cocaina) in Italia. Ed in particolare permette di: 1) sviluppare gli accordi con la criminalità locale per gestire lo spaccio al dettaglio, specie delle droghe pesanti, 2) canalizzare in zone meno controllate dei grandi traffici internazionali

5. Lo sviluppo di associazioni criminali locali, tendenzialmente ispirate al modello mafioso, reso noto dai mezzi di comunicazione di massa. Si ha quindi una diffusione “per imitazione”, alla quale fanno seguito veri e propri legami con le organizzazioni originarie.

6. La scarsa attenzione e la sottovalutazione da parte della società del Centro-Nord. Ci sono stati ritardi nel capire l’importanza del fenomeno da parte delle forze dell’ordine e della magistratura, ma anche della società civile che a volte ancora oggi tende a negare la gravità del problema, pensando che sia ben lontano da casa propria, e non considerando fenomeni prettamente di stampo mafioso come tali (vedi tangenti e sistemi di favori nascosti, pizzi mai detti, ecc.), specie se non ci sono collegamenti con la mafia del sud, ma si tratta di qualcosa di “pienamente locale”.

7. Recenti acquisizioni stanno mettendo in luce come un altro affare in cui si sta espandendo la mafia è l’usura. Attualmente, dalle indagini finora note, sembra che tale attività sia svolta al Nord soprattutto da soggetti non mafiosi. Tuttavia si hanno diversi segnali di quella che in altre zone è stata un’evoluzione “naturale” del fenomeno, che cioè in un secondo momento la mafia entri nell’affare e ben presto se ne impadronisca. Infatti i singoli soggetti locali non sono in grado di porre in essere, da soli, quelle intimidazioni necessarie per spingere le vittime a pagare e soprattutto a non denunciare l’usuraio. Chiedono allora aiuto alle organizzazioni mafiose, le quali finiscono per assumere in proprio l’affare, liquidando i soggetti locali, o integrandoli nella loro organizzazione.

8. Fino ad ora solo in alcuni casi, soprattutto in quartieri periferici delle grandi città, le organizzazioni mafiose hanno messo in atto nel Centro-Nord sistemi di controllo del territorio simili a quelli tristemente noti al Sud. Di conseguenza, anche le tipiche attività illegali legate al controllo del territorio, quali soprattutto il racket, sono meno diffuse al Nord, anche se esistono comunque molti casi di aziende costrette a pagare una “protezione”. Ciò capita maggiormente nei quartieri degradati, o per le aziende maggiori e più vulnerabili. E tra l’altro qui ci si va a scontrare con il “bisogno di sicurezza” posto da molti, che non considerano che a Milano, ad esempio, l’insicurezza possa essere legata anche alla mafia, ma allo stesso tempo non vanno a Palermo in vacanza per paura della stessa. E questo aspetto è in crescita.

9. Un discorso diverso deve essere fatto per la cosiddetta “criminalità” economica, che è il più importante terreno di espansione della mafia al Nord (escludenda qulla legata alle industrie, ad esempio quella edile). Si tratta del complesso fenomeno noto come “riciclaggio” del denaro sporco. Con questo termine si indicano le operazioni con le quali il denaro proveniente da traffici illeciti, che non può essere speso senza destare sospetti, viene trasformato in denaro legale. Il problema del riciclaggio nasce quando le quantità di denaro trattate dalla mafia diventano molto elevate, ed è legato quindi soprattutto al traffico di stupefacenti. Generalmente si tratta di inserirsi in settori economici legali, riversandovi i capitali accumulati illegalmente, o direttamente o tramite prestanomi. Uno dei settori privilegiati è quello edilizio, specie se legato agli appalti pubblici. Altre volte i mafiosi mettono su piccole imprese in settori tradizionali, che non richiedono grandi capacità imprenditoriali, quali il commercio al dettaglio. L’ingresso nel mercato legale non trasforma l’indole dei mafiosi, che continuano ad applicare le proprie metodologie anche nei nuovi affari. Ciò avviene sia per le modalità di ingresso nel mercato che per la gestione successiva. Sotto il primo aspetto va ricordato che c’è un grosso legame tra le attività del racket e dell’usura e l’ingresso in un mercato legale. Infatti i mafiosi spesso approfittano delle difficoltà di imprenditori onesti, create anche dalla loro pressione criminale, per rilevare le imprese a pochissimo prezzo e gestirle poi in proprio, a volte utilizzando il vecchio proprietario come prestanome, così da avere una maggiore copertura verso l’esterno. Una volta entrati nel mercato, i mafiosi operano con forme intimidatorie nei rapporti con i fornitori, con la mano d’opera o con il fisco, generando forme di concorrenza sleale verso gli altri imprenditori presenti sul mercato.

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La Linke fa festa

die-linkeFonte: Esperanto – Ettore Trozzi

Ora dovrà andare tutto molto velocemente: domani la cancelliera tedesca Angela Merkel parlerà e scrivera un accordo con il capo dei Liberali, Guido Westerwelle, dopo i grossi risultati elettorali di quest’ultimo. E’ così finita l’era della Grosse Koalition, che era durata cinque anni e che aveva unito i due leader di partiti opposti (ma molto simili nei programmi) quali la Union e la Spd.

La cancelleria chiarisce che “abbiamo combinato qualcosa di veramente grandioso” riferendosi all’accordo con i liberali continuando che “abbiamo raggiunto i nostri traguardi”. Ai giornalisti continua parlando dei suoi risultati: “Ho parlato poco fa con Westerwelle. Non abbiamo concluso un accordo telefonicamente, ma ci siamo datti già appuntamento a domani e potremmo parlare dell’Accordo.

La leader della CDU inoltre parla del suo Partito popolare che vuole costruire. “Noi vogliamo rimanere un Partito popolare anche nel ventunesimo secolo, quindi lavoreremo sia per i più giovani sia per i più anziani. Noi vogliamo essere un grosso Partito popolare del centro”.

Il Spd, la socialdemocrazia, è rimasta un po in silenzio dopo il pessimo risultato elettorale. Ha perso infatti l’11,1% dei voti rispetto all’ultima tornata elettorale.

Die Linke invece festeggia, con il suo 12,1 (+3,4). “Die Linke è la forza sociale. Nelle elezioni nazionali, in quelle regionali e nella società”. Gregor Gysi, esponente die Linke, dice: “Questo risultato è conseguente a una politica contro lo smantellamento della previdenza sociale, per la giustizia sociale e contro la guerra in Afganistan”. La Linke invece va a gonfie vele, e dimostra che un’alternativa di sinistra è  e deve essere possibile! Oltre a dimostrare che l’unione, anche a sinistra, è davvero l’unica via!

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Presidente, non firmi lo scudo fiscale!

scudofiscaleLettera aperta al Presidente della Repubblica

Roma, 24 settembre 2009

Illustrissimo Signor Presidente,

non sono tra coloro che si rivolgono in ogni occasione al Presidente della Repubblica perché intervenga a sanare le illegittimità del Governo o gli orrori imposti al Parlamento dalla sua maggioranza. Conosco e rispetto ruoli, garanzie, funzioni, autonomie dei differenti poteri dello Stato. Conosco e rispetto le valutazioni che fondano l’istituto della promulgazione.

A tal fine mi permetto di chiederLe di valutare appieno l’incostituzionalità del procedimento del così detto “Scudo Fiscale”che, a mio avviso, ne impedisce la promulgazione.

Ci troviamo di fronte, infatti, ad una vera e propria amnistia; un maxicondono nei confronti dell’esportazione di capitali all’estero, degli evasori, dei bancarottieri.

Vi è, tra l’altro, un aspetto molto rilevante di diritto penale, in un settore molto aspro e delicato quale quello dei reati economici e fiscali. Se ci troviamo, allora, di fronte ad una vera e propria amnistia, contesto il fatto, molto evidente, che non siano state adottate procedure di discussione, approvazione, maggioranza qualificata previste per legge.

Poiché si tratta di una reale amnistia il procedimento avrebbe avuto bisogno di una maggioranza qualificata. In secondo luogo non è per nulla chiaro il rapporto esistente nei provvedimenti tra effetti tributari e condono fiscale, con dubbia legittimità costituzionale.

Viene in terzo luogo, travolto, ovviamente, l’impianto della Costituzione sul tema della progressività dell’imposizione fiscale e, quindi, del rapporto tra cittadinanza e stato di diritto.

La ringrazio per l’attenzione e Le porgo i miei migliori saluti.

Paolo Ferrero

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Ponteranica: l’intervento di Giovanni Impastato

756Quella di ieri è stata davvero una giornata stupenda, serve ripartire anche da queste cose, che ci accomunano seppur nelle nostre distanze. Perché una manifestazione così non si vedeva da tempo, e 7000 persone (5000 per la questura!) nella bergamasca sono davvero tantissime! Grazie mille a tutti! Gli ulivi si possono spezzare, ma gli ideali no!

L’intervento che maggiormente mi ha colpito è stato quello di Giovanni Impastato, che non posso che riportare per intero, tratto da repubblica.it:

Cari cittadini di Ponteranica, cari voi tutti qui giunti in memoria di Peppino e in difesa dei suoi e dei nostri ideali, vorrei innanzitutto ringraziarvi.

Credo che la manifestazione di oggi sia un’importante lezione che possa far crescere una coscienza antimafia ed antifascista in Italia.

Siamo scesi in piazza per impedire che qualcuno possa cancellare la nostra memoria, il nostro passato, compiendo azioni che sanno di razzismo e di fascismo e non importa se dal nero siamo passati al verde, le camice sembrano proprio le stesse.

Negli ultimi mesi in questo piccolo paese si è verificato un qualcosa che conoscete ampiamente ma che rischiava di essere sottovaluto, pensando che la decisione del sindaco di cancellare il nome di Peppino dalla Biblioteca Comunale derivasse solo da ignoranza e grottezza.

Non è affatto così, noi abbiamo compreso subito la dimensione politica di questa azione che fa parte di un progetto reazionario più ampio di cui la Lega costituisce uno dei fautori. Proprio per questo vi abbiamo invitato alla mobilitazione con parole chiare, precise, denunciando come fosse stato compiuto un ennesimo passo in avanti nell’attacco della nostra democrazia.

Non passiamo rimanere passivi o fare finta di niente, visto che quanto successo qui a Ponteranica si accompagna ad una serie di violazioni della Carta Costituzionale e ad una serie di violenze ed aggressioni perpetrate ai danni dei migranti e non solo.

Il punto di partenza è di sicuro il consolidamento della nostra memoria storica. Nel nostro caso specifico non bisogna mai dimenticare che Peppino era un militante rivoluzionario comunista ed antifascista che lottava contro le collusioni mafiose e politiche e per la costruzione di una società equa ed è per questo che il suo nome risulta ancora indigesto, perché rappresenta un’idea, un movimento che è ancora attuale.

Occasioni come la manifestazione di oggi devono servire ad incontrarsi, ad individuare gli obiettivi, a consolidare strategie di risposta a quanto di grave sta accadendo nel nostro paese.

Bisogna partire proprio da qui, da Ponteranica, dal luogo dove si è consumata l’ultima provocazione antidemocratica ed illegale non solo ai danni della figura di Peppino, ma anche ai danni di tutto ciò che per noi rappresenta e, infine, della memoria del nostro paese.

Si, perché la memoria è uno dei nostri pilastri. Così possiamo ricordare come Umberto Bossi con il suo partito prima del 1999 dichiarasse come Berlusconi avesse le caratteristiche dei peggiori dittatori e fosse uomo di Cosa Nostra e che il suo partito vivesse di finanziamenti illeciti di società anonime: la P2, Craxi, Cosa Nostra, Andreotti. Tutto questo prima che a Bossi stesso arrivassero i fondi e le compiacenze del mafioso di Arcore, usando una sua espressione. Ma quei soldi finiti nelle casse di Forza Italia e poi reinvestiti con la Lega non erano di dubbia provenienza? Chi è stato, quindi, a rinvigorire le forze di quello che era una piccola e localizzata formazione politica, una specie di caricatura? Chi le ha dato così spazio e possibilità da condizionare le sorti della nostra democrazia?

Oppure possiamo riportare alla nostra mente le vicende susseguitesi dall’Unità d’Italia in poi che, contrariamente a quanto sbandierato dalla Lega, dimostrano come sia stato il Sud a pagare caro lo sviluppo economico del Nord, sia in termini di emigrati che in termini di fondi sottratti. Tentano di metterci gli uni contro gli altri con stupide pretese sul campanilismo e l’identità regionale, ma solo per fregarci entrambi.

Ci convincono che al meridione dimora la mafia che non si estende oltre Roma, come se ci fosse un secondo muro di Berlino, mentre al settentrione bisogna conservare le tradizioni celtiche e omaggiare l’acqua del Po, tutte baggianate inventate a tavolino, volendo attribuire, forse a torto, un minimo di capacità strategica ai rappresentanti politici della Lega. Peccato che i fatti dimostrino come l’investimento dei capitali illeciti riguardi anche il settentrione e come molti imprenditori del nord abbiano finanziato le mafie con il riciclaggio illegale dei rifiuti tossici e speciali. Non ammettere ciò vuol dire rendersi complici.

Al giorno d’oggi dobbiamo renderci conto di essere tenuti in ostaggio, che la nostra democrazia è tenuta in ostaggio da uomini di potere che curano i loro squallidi interessi e ci privano di ogni nostra risorsa, a cominciare dalla memoria storica.

Non è un caso che Dell’Utri sostenuto da nostro presidente del consiglio, abbia definito il capomafia Mangano un eroe e abbia caldamente consigliato di eliminare la resistenza antifascista dai testi scolastici, ma questo si allinea perfettamente con la decisione del Sindaco Aldegani di cancellare il nome di Peppino dalla Biblioteca. Vogliono farci dimenticare chi siamo, chi siamo stati per cancellare le speranze future e costringerci nelle loro mani.

Solo sulla verità si può ricostruire la giustizia sociale e non sul revisionismo, ricordando che sono state le resistenze, quella partigiana e quella antimafia, i suoi protagonisti e i suoi morti, come la mobilitazione degli anni sessanta e settanta ad averci regalato quelle poche garanzie democratiche che ancora ci restano.

Purtroppo a renderci conto dei pericoli che corre il nostro paese siamo ancora in pochi e sempre più preoccupati, mentre la maggioranza è stata adeguatamente formata ed abituata a fregarsene, a voltarsi dall’altra parte o chiudersi nei propri interessi, soprattutto economici. Nulla è più facile per i potenti che gestire tutti approfittando delle nostre debolezze e delle nostre piccolezze.

Dobbiamo contrastare la manipolazione delle informazioni e delle coscienze che chi ci governa è in grado di architettare, lavorare per le diffusione della consapevolezza, per superare l’egoismo in difesa della collettività e del benessere di tutti.

La maggior parte della popolazione è stata gettata nella confusione e nell’angoscia e condotta ad aver paura del diverso, mentre si fida e lascia campo libero ai carnefici della nostra dignità di uomini liberi.

La politica di governo risulta chiarissima per chi ha gli occhi aperti e una minima capacità di analisi: le leggi ad personam, i decreti approvati riguardo la giustizia, le opere pubbliche, l’istruzione, l’ultima finanziaria con lo scudo fiscale,il prossimo federalismo, la legalizzazione dell’illegalità favoriscono quella fascia grigia che rappresenta gli intenti della peggiore e più sporca politica ed imprenditoria italiana con quelli della massoneria e della criminalità organizzata.

A completamento e a protezione di questo sistema si colloca il pacchetto sicurezza così tanto sostenuto dalla Lega che cancella i diritti fondamentali e non solo dei migranti. Da un lato le sue prescrizioni fanno rabbrividire anche a confronto alle leggi razziali del fascismo con il reato di clandestinità che diviene un divieto all’esistenza per migliaia di persone, uomini, donne e soprattutto bambini o con i pubblici funzionari costretti alla denuncia e a trasformarsi in piccoli ingranaggi di una macchina che produce veri e propri crimini contro l’umanità, con il disastro dei respingimenti verso i campi di concentramento e le prigioni libici. Dall’altro lato ogni possibilità di protesta o di dissenso viene progressivamente eliminata, con la censura e le limitazioni imposte alle manifestazioni di piazza e agli scioperi dal lavoro.

Intanto la pubblica sicurezza viene affidata alle ronde da chi dice di tenere tanto all’integrità, alla dignità dello Stato e al rigore e poi affama le forze dell’ordine per dare spazio e soldi a nuove squadracce fasciste.

Tutto questo ricorda tristemente quanto successe qui in Italia con il fascismo e in Germania con il nazismo.

Sembrava che quell’incubo si fosse concluso con la resistenza partigiana, e, nonostante i 40 anni di dominio della DC, era difficile immaginare fino a circa un decennio fa che le cose potessero peggiorare.

Invece è successo e i nostri peggiori incubi si stanno realizzando, dobbiamo convincerci a trovare una risposta adeguata, confrontandoci, collaborando, resistendo assieme.

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Domani, per Peppino Impastato, tutti a Ponteranica

Domani TUTTI a Ponteranica! Dimostriamo che un’opposizione, anche ai leghisti, anche alla mafia, anche al governo (locale o meno) autoritario che crede di potere tutto c’è!

volantino

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La Ue a Berlusconi: «Non sono rinegoziabili i tetti di quote di CO2»

InquinamentoFonte: Ansa-Corriere

Un nuovo stop a Berlusconi dall’Europa: i tetti sull’assegnazione di quote di CO2 all’Italia «non sono rinegoziabili» ha detto la portavoce della commisione Ue, Barbara Hellfrich, interpellata sulle notizie stampa a proposito di una lettera del premier Silvio Berlusconi al presidente dell’esecutivo europeo Barroso, per chiedere di rivedere i tetti di CO2. «I tetti sono stati definiti e adottati dalla commissione attraverso un processo basato sulla legislazione europea», ha detto la portavoce «e non sono rinegoziabili». Il piano nazionale italiano sulle emissioni di CO2 è stato approvato nel 2007. La legislazione europea fissa in un periodo di due mesi i tempi per un eventuale ricorso.

Questa volta forse, nonostante le dichiarazioni “scusanti” e arrampicate di Bonaiuti, non hanno potuto comprare il diritto di inquinare, come fannop con Kyoto… perché le convenzioni e le leggi, che già sono estremamente insufficienti, e a volte anche inique, non possono essere scavalcate…

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Le “casette” falsamente statali

Terremoto in AbruzzoFonte: Diritto di Cronaca, 3 e 32

Il presidente del Senato, Renato Schifani, è giunto ieri a Scoppito (AQ) con una scorta di diverse volanti e motociclisti della Polizia per inaugurare alcune casette per i terremotati. Noi giornalisti, invece, venivamo portati sul luogo dell’incontro da un pulmino della Guardia di Finanza, evidentemente preso a prestito da ben più urgenti esigenze operative. “Ho scelto bene – ha commentato una signora salita all’ultimo sul furgone – sto con la Finanza e i giornalisti!”.

Schifani è giunto all’Aquila per inaugurare alcune case costruite dalla Sanofi-Aventis, multinazionale del farmaco, che di tasca sua ha impegnato circa sei milioni di euro per dare un tetto a 500 persone. Il presidente del Senato ha ringraziato tutti e consegnato le chiavi alle prime quattro famiglie. I giornalisti, nel frattempo, appuntavano minuziosamente le virgole e le pause del discorso del presidente, senza chiedergli – non ce n’è stata neanche l’occasione – perché il governo continui ad inaugurare opere realizzate dai privati – ”con un ringraziamento alla Protezione Civile” – e non dallo Stato, pur sottolineando l’importanza della “sussidiarietà” tra pubblico e privato. L’ultimo caso sono state le casette di Onna, costruite con i fondi della Croce Rossa e dalla manodopera della Provincia autonoma di Trento, fatte passare per gloriosa opera della Protezione Civile.

E magari se si pensasse anche al fatto che da tempo gli aquilani chiedono “Moduli removibili e case di legno per tutti subito!”, perché quello che hanno costruito e continuano a costruire non è sufficiente, non dà lavoro a livello locale e non è temporaneo: la gente deve scegliere se scappare dalla regione o tenere piccole case tutte uguali con il minimo indispensabile… ma questo non lo si sente…

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Gelmini e “noi”

Riforma Gelmini - MarilungoEd ecco che alla fine anche io ho deciso di scrivere due righe sulla scuola, come hanno fatto in vari (e vi segnalo i post della mia ex-compagna Viola).

Ma perché io ho un legame con la Gelmini? È ovvio, essendo in prima liceo ho risentito direttamente del suo “influsso malefico”, anche perché la mia ex-classe era la più “piccola” delle quinte ginnasio sarpine, ergo era logico che fosse smistate. Ma ecco l’inghippo: il Sarpi ha cambiato totalmente le regole durante la partita, non avvisando nessuno se non all’ultimo momento e non garantendo alcuna libertà di scelta.

Io sono capitato nella classe più “temuta”, a causa dell’insegnante di greco più temuta… Ma la cosa più deleteria è che nessuno sa come rapportarsi con tutti i “nuovi”: gli insegnanti dicono loro stessi di non aver mai avuto classi di 29-30 alunni, e di dover rivedere il proprio metodo. Ma sinceramente non credo che questa cosa sia poi così positiva: va bene che serve risparmiare, ma è altresì vero che non mi pare che in Italia non ci sia nulla da tagliare prima della scuola.

Ma adesso va di moda la teoria meritocratica di “eliminare i fannulloni”, come dice Brunetta, il più grande fannullone mai conosciuto (foto). Allora è ovvio che i professori devono essere bersagliati, anche perché la Gelmini, leggevo su un quotidiano, è l’unica da molto tempo ad essere riuscita ad inimicarsi tutti: genitori, insegnanti e studenti. Pensate che ha riacceso un movimento studentesco che era morto da 30 anni e più. Non è possibile che nonostante tutto questo lei e i suoi colleghi ministri continuino a fare quel che vogliono, specie Tremonti che è stato una spina nel fianco per l’economia italiana da sempre.

Eppure eccoli lì, a tagliare e tagliare e tagliare, ma cosa? I servizi pubblici ovviamente, non i fondi, ad esempio, per le scuole private, notoriamente centri di produzione di ignoranti.

Ma chi la paga? La paghiamo noi, che non potremo essere seguiti in maniera adatta dagli insegnanti, che ci troveremo in difficoltà…. Ma poi ricevo inviti su facebook a gruppi che sostengono la Gelmini o che vorrebbero la destra organizzata al potere perfino al consiglio d’istituto del Sarpi.

Non servirebbe forse un ripensamento?

In ogni caso adesso la scuola e le classi sono queste. Speriamo bene, anche perché è sicuramente un’ottima scuola con ottimi insegnanti, per quanto severi, e alla fine sopravviveremo anche noi poveri martiri… diventando magari anche un po’ più intelligenti, ma soprattutto critici… quel tanto che basta per non votare la Gelmini… perché la scuola serve soprattutto a formare, e non al freddo nozionismo…

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Le ronde nere alla fine sono arrivate

20090918_ronde-nere-romaFonte: Il Messaggero

Un saluto nostalgico doc: braccio destro alzato con tre dita aperte, come le Ss impegnate nel giuramento sulla bandiera ai tempi di un certo Adolf Hitler. Poi, tanto per non farsi notare, camicia color ocra, pantaloni neri stemma tricolore e un’aquila con la sigla Spqr appuntata al petto. Si sono presentati così a piazza della Repubblica gli improbabili volontari della Guardia Nazionale, peggio noti come “Ronde nere” dell’Msi-Dn. Il sindaco di Roma Gianni Alemanno aveva annunciato che le Ronde nere a Roma non avrebbero avuto spazio. Ricorderete di certo tutte le polemiche sulla faccenda, che si erano concluse con l’impossibilità di certi revisionismi, come vediamo perfettamente…

In sei si sono radunati davanti all’Hotel Exedra: quattro uomini e due donne, per poi fare «un giro in via Nazionale». Sono partiti da piazza dei Cinquecento «per un’azione dimostrativa», spiega la presidente dell’Msi-Dn Maria Antonietta Cannizzaro che aggiunge: «Non abbiamo mai avuto camicie nere». «Faremo ronde anche in periferia, ma aspettiamo disposizioni da parte dei sindaci, anche da Alemanno, per sapere dove farle» ha concluso. Con lei anche uno dei promotori delle ronde, il presidente del Partito Nazionalista Italiano Gaetano Saia, che si era distinto per la sua ignoranza storica e culturale tempo fa in quel dibattito.

Le ronde nere erano già state presentate a Milano. Le procure di Milano e Torino avevano avviato indagini, mentre il ministro Maroni il 15 giugno le aveva definite impossibili e il sindaco Alemanno aveva parlato di «cosa indecorosa e vergognosa».

«Alemanno disse che noi non dovevamo venire a Roma e invece ci siamo, siamo a piazza della Repubblica e nei prossimi mesi saremo in tutte le periferie romane a portare la sicurezza», spiega Cannizzaro che ha riferito: «a breve il presidente della Guardia Nazionale Maurizio Correnti si metterà d’accordo con tutti i sindaci e quindi anche con Alemanno sui posti dove dovremo andare. Ovviamente non sarà in centro dove ci sono tante forze dell’ordine a garantire la sicurezza ma nelle periferie, dove regna il degrado, la paura e gli stupri. Faremo turni di tre persone al massimo perché la legge non ci consente di essere di più, ma già da ora siamo tantissimi e scenderemo in campo probabilmente ad ottobre».

Gianluca Peciola, coordinatore della Sinistra alla Provincia, ha organizzato una «carnevalata per accogliere le ronde nere». Così ha lanciato coriandoli e stelle filanti al gruppo in maschera durante il loro giro da piazza della Repubblica a via Nazionale. Il consigliere ha seguito gli aspiranti organizzatori delle ronde romane, irridendoli durante parte del tragitto e poi ha spiegato: «Ho chiamato la polizia chiedendo di far cessare questa pagliacciata. Questi signori vanno accolti come meritano, con sarcasmo e azioni carnevalesche da parte dei cittadini romani ma l’intento politico è pericoloso. Chiedo al sindaco di negare ogni permesso ad iniziative come questa, che sono il frutto avvelenato del ‘pacchetto sicurezzà e in cui intravedo gli estremi del reato di ricostituzione del partito fascista». I volontari dela Guardia Nazionale hanno interrotto dopo breve la loro prima uscita pubblica e si sono dispersi a metà strada di via Nazionale lanciando un ultimo appuntamento: «Questa e stata solo una piccola uscita dimostrativa ma le prossime iniziative saranno molto più grandi».

Morassut: Alemanno dia un segnale, rimuova Andrini. «Ora basta! Non va sottovalutata l’iniziativa delle cosiddette Ronde Nere – ha detto Roberto Morassut, segretario del Pd Lazio – Il Sindaco deve dare un segnale netto e inequivocabile nei confronti di queste degenerazioni di destra estrema rompendo ogni equivoco che possa far sentire certi gruppi tollerati o addirittura protetti. Cominci dalla sostituzione di Andrini e dica un chiaro no alla richiesta di finanziamento a Casa Pound avanzata da La Destra di Storace».

«Chiedo ufficialmente al Prefetto e al Questore di intervenire immediatamente per evitare che la nostra città venga segnata dalle vergognosa pagliacciata delle ronde nere – dice in una nota il sindaco Gianni Alemanno – Esiste un ben preciso regolamento emanato dal Ministero degli Interni che proibisce le strumentalizzazioni politiche dell’istituto degli Osservatori volontari per la sicurezza, introdotto dal pacchetto sicurezza del Governo. Inoltre questa attività può essere avviata in città solo su specifica richiesta del Sindaco, richiesta che io ancora non ho avanzato al Prefetto di Roma. Per questi motivi, è evidente che il gruppetto di provocatori che ha dato vita alla sceneggiata coordinata da Gaetano Saia stia operando chiaramente fuori dalla legge e deve essere perseguito. Ci deve essere una reazione immediata per evitare provocazioni e strumentalizzazioni da ogni parte politica contro il pacchetto sicurezza proposto dal ministro Maroni e approvato dal Parlamento».

E al fatto nessuno dice nulla? Si tratta di una cosa gravissima, un revisionismo pazzesco che sta tornando “in voga” e che però tutti negano. Servirebbe un ripasso di storia e un po’ di contrasto a certe cose che ledono la nostra repubblica, “Mi scusi Presidente, ma ho in mente il fanatismo delle camicie nere al tempo del fascismo da cui un bel giorno nacque questa democrazia che a farle i complimenti… ci vuole fantasia” mi verrebbe da dire.

Serve contrastare fortemente queste cose, e non solo a parole… o davvero ci troveremo con un bel “el presidente”, ma non sarà solo una canzone! O forse è già così?

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Il cordoglio e l’umana pietà per i militari italiani morti a Kabul sono incompatibili con la difesa della libertà di stampa?

CorteoFonte: Flores D’Arcais su MicroMega

Il cordoglio e l’umana pietà per i militari italiani morti a Kabul sono incompatibili con la difesa della libertà di stampa? Solo a chi coltiva a una follia del genere poteva venire in mente di spostare la manifestazione di sabato, quasi che essa, in quanto di denuncia dell’attuale governo (anzi regime) debba essere vissuta come ipso facto anti-nazionale, anziché in sommo grado patriottica, come in effetti era, poiché con l’obiettivo di salvare il paese dall’abiezione in cui il berlusconismo lo sta precipitando.

La verità è che da molti quella manifestazione era stata indetta controvoglia. Nella Federazione della Stampa convive di tutto, infatti, dai giornalisti-giornalisti agli aficionados del killeraggio mediatico contro gli oppositori del regime (o anche i sostenitori del governo che solo accennino alla fronda), passando per tutte le gradazioni del giornalismo d’establishment. Le cause milionarie (megamiliardarie, se calcolate in vecchie lire) con cui l’egocrazia vuole piegare ogni residuo di libertà critica non sono cominciate infatti con i recenti casi di l’Unità e la Repubblica.

Ne sanno qualcosa Antonio Tabucchi, per il quale si sono mobilitati scrittori di tutto il mondo, o Gianni Barbacetto, per non parlare delle infinite cause intentate contro Marco Travaglio. Ma non risulta che fino ad oggi la Federazione della Stampa si sia mossa in loro difesa, chiamando a manifestare. La verità è che la manifestazione avrebbero dovuto indirla i partiti dell’opposizione, dispiegando tutte le loro forze organizzative e comunicative, affidando poi ai tre giuristi dell’appello che sta sfiorando 400 mila adesioni, Cordero, Rodotà e Zagrebelsky, tre tra le figure più alte dell’Italia di oggi, ogni decisione sugli interventi dal palco e lo svolgimento della manifestazione.

Rinunciando alla manifestazione non si dimostra un maggior cordoglio per i soldati italiani uccisi a Kabul. Si confessa solo il timore per il linciaggio mediatico che il regime avrebbe scatenato proprio con questo aberrante pretesto. Si confessa cioè la propria inadeguatezza a contrastarlo e rovesciarlo, quel linciaggio, facendo appello alla ragione e alla passione civile di decine di milioni di italiani che sarebbero stati certamente in grado di capire, e di condannare con ancora più forte convinzione un regime che avesse cinicamente strumentalizzato i morti per oltraggiare una manifestazione di libertà.

Anche perché forse un poco di informazione in più potrebbe far capire anche quanto sia sbagliata la guerra, ma non questa, qualunque guerra. Sinceramente non vedo a breve una possibile invasione dell’Italia, quindi non capisco perché i nostri militari debbano essere impegnati a lottare contro forze teoriche (il “terrorismo” che ha le “armi di distruzione di massa” che non esistono) e nella realtà per fare favori agli USA, per garantirci un equilibrio internazionale basato solo sul sottostare ad essi, e per il petrolio. Se questi soldi si usassero, ad esempio per staccarsi dal petrolio… O per mandare medici di Emergency invece che militari….

Con questo non voglio dire che non faccio le condoglianze ai morti, dico che i soldati in guerra muoiono, e che forse un’alternativa ci sarebbe, e sarebbe di certo favorita dalla buona informazione

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