In piazza contro la Gelimini!

7920_1224110595838_1021178477_686136_861634_n4000 secondo gli organizzatori, un migliaio secondo l’Eco di Bergamo. Sta di fatto che è stata una grande manifestazione studentesca quella di oggi a Bergamo contro la Gelmini, i suoi tagli e la sua “riforma”, che hanno sconvolto la scuola italiana, facendole perdere ancora più credibilità

“Il Movimento Studentesco di Bergamo è sceso in piazza nell’ambito della protesta nazionale contro la riforma Gelmini che ha coinvolto, oggi, 50 città italiane.

L’iniziativa si è svolta in contemporanea alle grandi manifestazioni della FIOM, delle quali condividiamo la piattaforma e con cui siamo solidali, in quanto saremo i futuri lavoratori (precari).

Nella finanziaria di quest’anno il governo Berlusconi ha tagliato 8,5 miliardi di euro alla scuola pubblica e ancora oggi ci chiediamo se si debba parlare di riforma o di assassinio del nostro sistema scolastico.

Il paradosso è che mentre le politiche del Welfare vengono smantellate, i fondi pubblici vengono ridistribuiti a industriali e banche per coprire i costi della LORO crisi e delle LORO strategie economiche fallimentari, oltre che per incrementare l’industria bellica e le politiche di guerra: recentemente sono stati stanziati 16 miliardi per l’acquisto di 10 cacciabombardieri F35.

Siamo scesi in piazza a Bergamo per reclamare il ripristino dei fondi della scuola pubblica, per chiedere che vengano disposti dei fondi per l’edilizia scolastica (peggiorata drasticamente negli ultimi anni: nella nostra città ci sono scuole con classi e laboratori non a norma); per il ritiro della Riforma che vede gli insegnanti ridotti a precari, per l’abbattimento dei costi dei testi scolastici e per una politica a sostegno degli studenti.” (MOVSTUDBG).

Certo quello che si vede ancora una volta è la disinformazione: l’unica cosa che della manifestazione è passata per le fonti dei media “ufficiali” sono stati i disagi per il traffico (che non sono forse ovvi in una situazione del genere?) e il lancio di uova contro una banca e contro la Confindustria.

Ma quello che invece secondo me dovrebbe essere passato da questa manifestazione, ed in generale dal movimento studentesco che si sta sempre più evolvendo e sta in questo modo rinascendo con forza, è che i giovani non sono più apatici: i giovani vogliono cambiare qualcosa, e vogliono un futuro migliore. A partire da quello che hanno: la scuola.

Ed è proprio quello che secondo me servirebbe un po’ a tutti per far ripartire questa “marcia” politica: ripartire dai giovani, dalle cose che ci accomunano tutti e dall’interesse per la politica e per il proprio futuro, cioè per ciò che ci tocca tutti da vicino, lontani dall’individualismo che si sta delineando come modello comune.

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“Che Guevara era morto, in quel giorno d’ottobre, in terra boliviana…”

Per Che GuevaraPer non dimenticare…. che gli exempla forse servono ancora oggi, forse ancora di più oggi…

Tratto da: Il Reporter.it – Marta Forzan

“C’è in un’isola lontana, una favola cubana che vorrei tu conoscessi almeno un po’ “. Un sogno tropicale di gente vivace. Di sigari e mojito, ribelli e menestrelli. Ancorata a nostalgici ricordi, il 17 maggio 2009, Cuba ha celebrato il 50° anniversario della sua rivoluzione “degli umili e per gli umili” (Raul Castro). Lo ha fatto un po’ in sordina, indebolita da tre devastanti uragani e dalla prolungata assenza del “Jefe maximo”.

Tuttavia, il 21 settembre all’Habana si è tenuto il “Grande concerto per la Pace Senza Frontiere”. Più di un milione di cubani hanno partecipato all’esibizione di artisti latinoamericani , spagnoli e italiani riuniti per gridare al mondo che la pace, la fraternità e l’amore sono gli unici strumenti capaci di dare all’umanità la speranza per il futuro.

“C’era un uomo troppo spesso solo, e ora resta solo un viso che milioni di bandiere guidò e che diceva venceremos adelante. O victoria o muerte”. Guerriero sulla Sierra, fautore della rivolta permanente, eroe dell’immaginario. E’ sempre vivo l’alfiere che fece divampare un incendio di speranze nell’America Latina. Sin da quel maggio ’59 quando il dittatore Batista lasciò l’isola e Cuba libera.

Il dottor Guevara con la sua stella in fronte e i capelli al vento. Sangue basco, da parte materna. Sangue irlandese, da quella paterna. Classe 1928. “Che”, l’argentino. Il 9 ottobre di ogni anno Cuba, Bolivia, Irlanda e il mondo intero ricordano la morte di Ernesto Guevara de la Serna Lynch assassinato il 9 ottobre del 1967, in Bolivia. Come se non fosse mai avvenuta.

Chi non ha quel volto in camera. Chi non l’ha visto sfilare con studenti, operai e oppressi. Chi non ha seguito quel ritratto, quel viaggio, quella storia. Per passione, per speranza. Perché si. Una carica simbolica universale. Forse, ingenuo simbolo di lotta, ma anche di tragedia, solitudine, sconfitta.

“Bisogna essere duri senza mai perdere la tenerezza”. Parla il Che, e guarda oltre l’orizzonte. Quante volte hai fissato i suoi occhi. Su un muro, su un libro, su manifesti sin da quando i verdi anni scompigliavano pensieri e sentimenti. Ti aggrappavi ad uno scatto di “Korda” per sentire un soffio d’umanità.

Fierezza e timidezza, coraggio e umiltà. Eppure sempre un po’ sfuggente quello sguardo, quasi distratto da un intimo presagio. E ti chiedevi se avesse la verità o la cercasse. Poi hai scoperto un altro scatto. E una storia. Anni Sessanta due immagini fanno il giro del mondo. Due fotografi, Alberto Diaz Gutierrez Korda e Freddy Alborta. Due date. Due luoghi e due eventi. Un uomo, il Che.

La prima ha un nome, “Guerillero Heroico”. Fatta all’Habana il 5 marzo 1960 durante il funerale di 140 cubani uccisi da un’esplosione. Korda scattò mentre Guevara sul podio si trovava tra un uomo e delle foglie di palma. Colpito dallo sguardo del Che, decise di isolarne il volto “encabronado y dolente”.

La seconda non ce l’ha. Scattata il 9 ottobre 1967, nel lavatoio dell’ospedale Nuestro Señor de Malta, a Vallegrandre in Bolivia. Alborta, fotografo dell’United Press International, stampa decine di immagini di un cadavere crivellato di colpi. Senza tempo né luogo. Sguardo ardente ormai assente. Sorriso sdegnoso per un vile istante infinito.

E’ proprio la foto di Alborta a dare l’eternità al ritratto di Korda. L’immagine del guerrigliero morto a 39 anni per la libertà dei popoli, disteso sul lavatoio arrugginito, con gli occhi aperti, scuote gli animi mentre il volto di quell’uomo fiero, bello col basco nero diventa un’icona con la scritta “il Che vive”.

Il mondo porta magliette col baschetto e il viso serio. Troppi non hanno letto i suoi “diari”, appunti di un viaggio nella memoria collettiva del Sud America. Molti non sanno che Guevara oltre che guerrigliero è stato viaggiatore, medico, poeta, fotografo, filosofo, economista, ministro. Nemico giusto. Mito e icona. Usato dalla politica e sfruttato dal mercato cinico e bottegaio.

Sognatore poco incline alla mediazione, Guevara partiva per il suo primo giro in America Latina con l’amico Granado, a cavallo di una Norton del ’39 con in testa la dottrina di Gandhi, l’ingenuità di un ventitreenne e la voglia di scoprire una terra di popoli ardenti, fiumi battaglieri e mitiche montagne. Di certo non sapeva quale significato avrebbe avuto quell’avventura.

Tetè, Che, Guerrillero Heroico, Comandante Che Guevara, San Ernesto de La Higueira. Lui si definiva “piccolo cavaliere errante del XX secolo”. Paladino senza frontiere. Anche nel XXI secolo. In ogni angolo del mondo al servizio delle proteste, delle rivendicazioni, delle cause più disparate. Dall’Ucraina ad Hong-Kong, dal Libano ad Haiti. Dai territori palestinesi a Calcutta. Persino in Iran è in prima fila accostato ai “leadear riformisti”.

I contadini in Bolivia affiancano il volto del Che a quelli di Gesù, la Vergine Maria, Papa Wojtyla. Era come Cristo, raccontano i vecchi che quel 9 ottobre ’67 videro il suo corpo nel lavatoio de La Higueira. Gli stessi che non aderirono alla sua chiamata rivoluzionaria, oggi lo venerano come un santo. E c’è chi paragona quel corpo al “Cristo morto” del Mantegna.

Il 17 ottobre del 1997, Il Che è tornato a casa. L’ultimo viaggio coi suoi compagni percorrendo mezza Cuba tra due ali di folla ininterrotta dall’Avana a Santa Clara, la città più legata al Comandante. Qui è sepolto Ernesto Guevara de la Serna con Tania e gli altri 13 partigiani morti in Bolivia i cui nomi, uno sotto l’altro, graffiano il marmo bianco.

L’hai cercato nei tuoi viaggi in Bolivia, in Argentina, in Perù. A Cuba. Negli occhi della gente. Sulla Sierra, parlando coi vecchi. L’hai visto nelle case, frugando nelle madie, sulle credenze, nei vecchi bar, nel museo Moncada tra schizzi e schemi tattici. Hai pianto leggendo l’ultima lettera a Fidel. “Altre sierras nel mondo reclamano il contributo delle mie modeste forze …lascio un popolo che mi ha accettato come figlio…se l’ora definitiva arriverà per me sotto un altro cielo, il mio ultimo pensiero sarà per questo popolo..”

L’hai trovato nel cenotafio di Santa Clara, una sorta di caverna rifugio per guerriglieri. Appena illuminato. Una piccola targa accanto alle altre. Hai sentito la profonda umanità di un tempo mai arreso. Dietro gli steccati.

Quanto tempo è passato da quel giorno d’autunno
di un ottobre avanzato, con il cielo già bruno;
tra sessioni d’esami, giorni persi in pigrizia,
giovanili ciarpami, arrivò la notizia.
Ci prese come un pugno, ci gelò di sconforto
sapere a brutto grugno: “Che” Guevara era morto.
In quel giorno d’ottobre, in terra boliviana,
era tradito e perso Ernesto “Che” Guevara.
Si offuscarono i libri, si rabbuiò la stanza,
perché con lui era morta la nostra speranza.
Erano gli anni fatati di miti cantati e di contestazioni.
Erano i giorni passati a discutere e a tessere le belle illusioni.
“Che” Guevara era morto
ma ognuno lo credeva
che con noi il suo pensiero
nel mondo rimaneva.
Passarono stagioni, ma continuammo ancora
a mangiare illusioni e verità a ogni ora.
Anni di ogni scoperta,anni senza rimpianti:
“forza compagni all’erta, si deve andare avanti”.
E avanti andammo sempre,con le nostre bandiere,
intonandole tutte quelle nostre chimere.
In un giorno d’ottobre, in terra boliviana
con cento colpi è morto Ernesto “Che” Guevara.
Il terzo mondo piange, ognuno adesso sa
che “Che” Guevara è morto, mai più ritornerà.
Ma qualche cosa cambiava, finirono i giorni di quelle emozioni
e rialzaron la testa i nemici di sempre contro le ribellioni.
“Che” Guevara era morto
e ognuno lo capiva
che un eroe si perdeva,
che qualcosa finiva.
E qualcosa negli anni terminò per davvero,
cozzando contro gli inganni del vivere giornaliero.
I compagni di un giorno o partiti o venduti,
sembra si giri attorno a pochi sopravvissuti.
Proprio per questo ora io vorrei ascoltare
una voce che ancora incominci a cantare:
In un giorno d’ottobre, in terra boliviana,
con cento colpi è morto Ernesto “Che” Guevara.
Il terzo mondo piange, ognuno adesso sa
che “Che” Guevara è morto, forse non tornerà.
Ma voi reazionari tremate, non sono finite le rivoluzioni
e voi a decine che usate parole diverse, le stesse prigioni;
da qualche parte un giorno,
dove non si saprà,
dove non l’aspettate,
il “Che” ritornerà
(Francesco Guccini, Che Guevara)

Un popolo può liberare se stesso
dalle sue gabbie di animali elettrodomestici
ma all’avanguardia d’America
dobbiamo fare dei sacrifici
verso il cammino lento della piena libertà.

e se il rivoluzionario
non trova altro riposo che la morte,
che rinunci al riposo e sopravviva;
niente o nessuno lo trattenga,
anche per il momento di un bacio
o per qualche calore di pelle o prebenda.

I problemi di coscienza interessano tanto
quanto la piena perfezione di un risultato
lottiamo contro la miseria
ma allo stesso tempo contro la sopraffazione

Lasciate che lo dica
mai l rivoluzionario quando è vero
è guidato da un grande
sentimento d’amore,
ha dei figli che non riescono a chiamarlo,
mogli che fan parte di quel sacrificio,
suoi amici sono “compañeros de revolucion”.

Addio vecchi, oggi è il giorno conclusivo;
non lo cerco, ma è già tutto nel mio calcolo.
Addio Fidel, oggi è l’atto conclusivo;
sotto il mio cielo, nella gran patria di Bolìvar
la luna de Higueras è la luna de Playa Giron.
Sono un rivoluzionario cubano.
Sono un rivoluzionario d’America.

Signor Colonnello, sono Ernesto, il “Che” Guevara.
Mi spari, tanto sarò utile da morto come da vivo

(Francesco Guccini, Canzone per il Che)

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Guardiamo al futuro ma siamo nel passato!

Eolico-RinnovabiliFonte: Dilligenter.it – Simona Scelfo

Immaginate: siamo alla Camera, Stati Uniti, un neo-eletto presidente chiamato Obama sostiene di prendere ad esempio Giappone, Germania ed Italia per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Non solo, rincara la dose sostenendo che, tali Paesi, devono essere presi a modello, e gli Usa non saranno da meno! Un sogno, e tale rimane. Per trasformarlo in realtà dobbiamo sostituire all’Italia la Spagna. Infatti se nel discorso di Obama includiamo la Spagna, non dobbiamo immaginare un bel niente poiché, quello che otteniamo, è proprio il testo del discorso del presidente Usa. Sì, questo nuovo, abbronzato (come direbbe qualcuno), presidente che, per risollevare l’economia a stelle e strisce, vuole spingere sull’energia pulita.

Per capire perché la Spagna venga presa come punto di riferimento, è il caso di soffermarci sulle politiche energetiche di questo paese, soprattutto, confrontiamole con il nostro. Vedremo perché, il Bel Paese, non è neanche alla lontana tra i possibili candidati ad aspirare al ruolo di modello.
Questo confronto nasce da un articolo de El Paìs che, attirata da subito la mia attenzione, così titola: “Las renovables baten sus marcas y generan ya del 30% de la electricidad”. Se non fosse abbastanza chiara la portata di una percentuale così alta, il giornalista, nel sottotitolo, fa presente che “España supera en lo que va de año el objetivo fijado por la UE para 2010”. Tradotto in parole povere vuol dire che la Spagna utilizza quel patrimonio di sole e vento che la sua collocazione geografica le fornisce, e, ci tengo a sottolineare, a cui noi non avremmo nulla da invidiare. Invece invidiamoli, perché noi questo potenziale non lo utilizziamo, anzi lo snobbiamo decisamente, e, non contenti, siamo ai primi posti delle classifiche mondiali per importazioni di energia elettrica. Complimenti.

Per comprendere nel dettaglio quello di cui si sta parlando, ecco, numeri alla mano, il quadro della situazione. Dal titolo dell’articolo de El Paìs sappiamo che la percentuale spagnola di approvvigionamento da rinnovabili ha raggiunto il 30%; siete curiosi di sapere a quanto ammonta in Italia? Presto detto, siamo al 15,7%. Non crediate però che si possa semplicisticamente dire che loro hanno raggiunto il doppio. No: noi bariamo. Trucchiamo questo dato includendo nel conto delle rinnovabili (alla voce termoelettriche), anche l’energia generata dalla termovalorizzazione ovvero la combustione della spazzatura.

A questo punto bisogna aprire una parentesi. Non è che la combustione di rifiuti non sia fonte rinnovabile in sé. La questione è che in Europa (direttiva CE 2001/77) è considerata rinnovabile solo la porzione che deriva dalla combustione del materiale organico, quello non riciclabile, mentre il resto è smaltito diversamente, reimpiegato, riciclato, quello che si vuole, ma non bruciato. Risultato? Nei nostri conti i valori sono gonfiati. La combustione di rifiuti raggiunge il 2% del fabbisogno energetico, però bruciamo quello che non si dovrebbe; non solo, negli anni passati, poiché tale pratica è stata assimilata a fonti rinnovabili, sono stati elargiti anche contributi statali, i CIP6 (ovvero un 6% sulle bollette pagate dai cittadini che sarebbero dovuti essere investiti in energie pulite). Morale della faccenda? Bariamo. Se fossimo ad una partita di poker dalla nostra manica cadrebbe un asso, o forse una regina, dipende dalla mano.

La termovalorizzazione non è che una delle potenziali fonti rinnovabili, peraltro una delle meno pulite. Il panorama delle fonti è in realtà vasto e si divide tra: fonti che vengono definite “classiche”, ovvero centrali idroelettriche e centrali geotermoelettriche (per approfondire sull’argomento suggerisco la lettura di un articolo con una proposta molto interessante la nuova frontiera viaggio al centro della terra), e fonti che vengono dette “nuove” come eolico e solare. Per completezza di esposizione, ritengo doveroso citare le energie ancora in fase di sviluppo quali: le biomasse, l’energia geotermica da rocce calde e lo sfruttamento dell’energia oceanica (solo per dirne alcune), sulle quali però non mi soffermerò vista la loro peculiare applicazione (anche se ci tengo a sottolineare velocemente il fatto che le biomasse, combinate con lo sfruttamento di combustibili fossili, hanno reso il Brasile completamente autosufficiente sul piano energetico).

A conti fatti queste fonti (classiche e nuove) sostengono il nostro fabbisogno energetico in modo spaventosamente limitato: le classiche idroelettriche e geotermoelettriche raggiungono rispettivamente il 10,7% e l’1,5%, e sono già a livelli di sfruttamento massimo. Tra le nuove, e questo è il momento in cui dovrebbero cadere le braccia, non prima però di averci consentito di strapparci i capelli, siamo messi decisamente male: eolico 1,1% e solare 0,01%.

Nel 2008 eolica ed idraulica in Spagna hanno realizzato il 18% del fabbisogno, senza il solare, e, soprattutto senza la spazzatura. A questo punto mi diletto nel raccontarvi un episodio che ho trovato particolarmente indicativo: il 2 novembre 2008 la Red Electrica ha dovuto disconnettere il 37% degli impianti eolici perché, a causa delle condizioni atmosferiche particolarmente favorevoli, stavano generando troppa energia creando un sovraccarico nelle rete. Tale possibile eccesso di approvvigionamento, permetterà ai nostri vicini iberici di realizzare un piano di scambio con la Francia a sostegno di una più efficiente politica energetica. Peraltro, aggiungo, il disconnettere un impianto eolico per evitare il sovraccarico non genera altro effetto se non il girare a vuoto delle pale. Provate a gettare un fusto di petrolio in mare, o occultare una barra di Uranio-235 sottoterra, e ditemi se non si rischiano conseguenze semi-catastrofiche.

Il fatto incontestabile è che le energie rinnovabili sono un vantaggio, e non solo per quegli “esaltati” del WWF o di Greenpeace; sono, piuttosto, un redditizio settore di investimenti e creazione di posti di lavoro, tanto che Obama punta a renderle un settore trainante della malmessa economia statunitense per uscire dalla crisi. Tali fonti di approvvigionamento energetico rendono indipendenti, non solo da un punto di vista economico, ma anche politico. Economicamente parlando, la Spagna nel 2008, grazie ai soli impianti eolici, ha evitato l’importazione di combustibili fossili per ben 1.200 milioni, generando 40.000 posti di lavoro ed evitando l’emissione di 20 milioni di tonnellate di CO2 (l’equivalente di un quinto delle emissioni totali di tutto il paese).

E noi? Noi siamo il secondo paese al mondo per importazione di energia elettrica, il primo se si conta il saldo con l’estero. Il 90% dell’energia elettrica che importiamo viene da Francia e Svizzera che la producono con centrali nucleari e, contando anche i combustibili importati (perché non disponiamo di risorse fossili di alcun tipo), l’Italia dipende dall’estero per l’84% del suo fabbisogno energetico. A conti fatti basterebbero una crisi, una guerra, l’interruzione di un qualsivoglia preziosissimo rapporto diplomatico, o peggio, un albero che cade su un traliccio, e rimaniamo al buio. L’unico modo per renderci indipendenti e autosufficienti è fare affidamento sulle rinnovabili; come siamo messi? Tanto per riprendere uno dei valori già citati, solare 0,01%, tombola! Siamo schiavi: sudditi delle fluttuazioni del mercato, succubi delle instabilità politiche del Medio Oriente, ruffiani di Est e Nord Europa per il gas naturale e, ahimè, dobbiamo avere paura dei temporali, perché se un albero sulle Alpi cade e finisce su un traliccio siamo nei guai. Eppure basterebbe investire… Non si utilizzi la crisi come scusa, perché c’è chi fa delle energie rinnovabili il proprio cavallo di battaglia proprio per superare questo periodo nero per le economie di tutto il mondo: Germania, Giappone e Spagna in primis, con un futuro discepolo quale gli Usa di Obama.

Concludo con una stima della Red Electrica: la sola energia fotovoltaica di cui dispongono oggi in Spagna, rende l’equivalente energetico di tre centrali nucleari. In Italia invece di puntare su tali pulite, rinnovabili e sostenibili energie vogliamo rientrare nel nucleare. Credo ci sia una stonatura, non vi pare?

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La Corte Costituzionale si è pronunciata: «Il Lodo Alfano è illegittimo»

Magistratura Art. 3 – Costituzione italiana

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Fonte: Corriere, Governo.it, PRC Bergamo

Il Lodo Alfano è illegittimo. Così si sono pronunciati i 15 giudici della Corte Costituzionale. La legge che sospende i processi delle quattro più alte cariche dello Stato (i presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio) è stata bocciata dalla Consulta per violazione dell’articolo 138 della Costituzione, vale a dire l’obbligo di far ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria, e dell’articolo 3, ovvero il principio di uguaglianza. La decisione è stata presa a maggioranza (9 giudici contro 6, e qualcono ha sottilineato la strana congiunzione numerica) e avrà come effetto immediato la riapertura di due processi a carico del premier Silvio Berlusconi: per corruzione in atti giudiziari dell’avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset.

La Corte Costituzionale, chiamata a decidere sulla legittimità costituzionale del provvedimento varato dal Parlamento a luglio 2008, ha accolto i rilievi mossi dai giudici milanesi impegnati nei processi Mediaset-diritti tv e caso Mills che vedono imputato Berlusconi. La Consulta ha invece dichiarato «inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal gip del Tribunale di Roma». Un ricorso sollevato nell’ambito dell’inchiesta della Procura capitolina sulla presunta compravendita di senatori eletti all’estero nella passata legislatura, all’epoca del governo Prodi: i pm romani avevano chiesto l’archiviazione delle accuse per il presidente del Consiglio, mentre secondo il gip il lodo Alfano va applicato anche nella fase delle indagini preliminari. Da qui la decisione del giudice Orlando Villoni di trasmettere il fascicolo alla Consulta.

I giudici si erano riuniti martedì pomeriggio a Palazzo della Consulta. La camera di Consiglio si era aperta alle 17, dopo che il relatore Franco Gallo aveva esposto i termini della questione di incostituzionalità. Alla relazione erano seguiti gli interventi degli avvocati Niccolò Ghedini, Piero Longo e Gaetano Pecorella in rappresentanza del premier e di Glauco Nori per l’Avvocatura dello Stato. Non ammesso al dibattimento, invece, il costituzionalista Alessandro Pace in rappresentanza dei pm milanesi, secondo una consuetudine consolidata della Corte. La camera di Consiglio, sospesa una prima volta alle 19.30 di martedì, si è riaperta mercoledì mattina alle 9 e, dopo una seconda sospensione, tra le 13 e le 16, è ripresa fino alla sentenza arrivata alle 18.

Poche ore prima del verdetto il deputato del Pdl Gaetano Pecorella, che ha sostenuto le ragioni del Lodo Alfano di fronte alla Corte Costituzionale, gettava acqua sul fuoco: «Il risultato non cambia il quadro politico, qualunque esso sia. Se fosse negativo, non sarebbe una sentenza di condanna per Berlusconi, ma riaprirebbe soltanto i processi. Quindi il ricorso alle urne non avrebbe senso, anche perché abbiamo già ora una forte maggioranza e la legislatura deve andare avanti». Il leader del Pd, Dario Franceschini, parlando a Ballarò, ha detto invece che la bocciatura del lodo Alfano potrebbe spingere Silvio Berlusconi a «reagire in un modo poco democratico».

Nel pomeriggio Umberto Bossi era andato a palazzo Grazioli per un incontro con Silvio Berlusconi. Oltre al Senatur sono arrivati Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione normativa, e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta. Più tardi anche il ministro della Giustizia Angelino Alfano si è aggiunto all’incontro tra il premier e i leader della Lega, cui ha partecipato anche il capogruppo del Pdl alla Camera Fabrizio Cicchitto.

Minacciosi i toni di Bossi: «Se si ferma il federalismo facciamo la guerra» ha infatti affermato il leader della Lega subito dopo la notizia della bocciatura del lodo Alfano. «Andiamo avanti, non ci piegano». E, parlando del suo incontro con Silvio Berlusconi, ha riferito: «Nemmeno lui vuole le elezioni anticipate. L’ho trovato forte e questo mi ha fatto molto piacere, l’ho trovato deciso a combattere».

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, commentando la sentenza della Consulta, ha parlato subito chiaro: «È una sentenza politica ma il presidente Berlusconi, il Governo e la maggioranza continueranno a governare come, in tutte le occasioni dall’aprile del 2008, hanno richiesto gli italiani con il loro voto».

Pierluigi Bersani: «Mi pare – ha detto l’esponente del Pd – che la decisione metta un punto fermo e dica che senza una legge costituzionale Berlusconi e le alte cariche sono cittadini come tutti gli altri e sono tenuti a sottoporsi a giudizio. Berlusconi continui a fare il suo mestiere sapendo che deve andare a sentenza».

Per concludere, la dichiarazione di Paolo Ferrero, che condivido pienamente: «Plaudo alla decisione della Corte costituzionale che ha bocciato totalmente e senza possibilità d’appello il cosiddetto “lodo Alfano”, in quanto vìola il principio di uguglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge. Alla Corte va il plauso di tutti i sinceri democratici del nostro Paese che hanno bocciato senz’appello una legge vergognosa e illegittima che voleva cercare di salvare la faccia e le fortune, costruite sul malaffare, del nostro Premier e di tutti gli altri potenti che pensano di poter essere e comportarsi impunemente da corruttori e mafiosi come fa Berlusconi. A Bossi, che minaccia il ricorso al popolo, ci limitiamo a dire di lasciar perdere e di non svegliare il cane che dorme. Troppi partigiani, uomini e donne, sono morti per costruire una Repubblica libera e democratica come quella italiana, che si basa e si regge sulla sua Costituzione, per potersi fare spaventare – loro e i loro discedenti, cioè tutti noi – da quattro ciarlatani alla cui testa si vogliono mettere eversori e corruttori.»

Insomma, che dicano tutti quello che vogliono, sta di fatto che era molto tempo che non si sentiva una sentenza che sentenziasse (figura retorica voluta) la giustizia in Italia, e ora che c’è stata si ritorna a “condannare” la magistratura. Scusate, ma io credo che forse si dovrebbe ripensare a veramente cosa è giusto e cosa no, e se è giusto che il presidente abbia tentato di bloccare i suoi processi stando al governo e, decretato che era contro la costituzione, continui imperterrito a governare e far fuori la democrazia… o forse che le sue dimissioni sarebbero ben accette…

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Financial Times: Berlusconi “assediato”

Berlusconi fa le corna in una foto ufficialeFonte: L’altra notizia, Repubblica

Un primo ministro “sotto assedio”. Una sentenza che potrebbe dare “fuoco alle polveri”. Una ridda di supposizioni sulle elezioni anticipate, ipotesi ormai discussa “anche sui giornali filo-governativi”.

Queste le reazioni e i commenti della stampa internazionale di oggi al verdetto del tribunale di Milano che ha riconosciuto Silvio Berlusconi “corresponsabile di corruzione” e all’inizio delle consultazioni della Corte Costituzionale sulla legalità del Lodo Alfano, la legge, fatta approvare dal premier appena rieletto a Palazzo Chigi, che gli concede l’immunità dai procedimenti giudiziari.
Un vero fiume di servizi sul caso-Berlusconi, che dilaga dal Financial Times al Wall Street Journal, i due più autorevoli quotidiani finanziari del mondo, dalla Gran Bretagna alla Francia, dalla Spagna alla Germania fino agli Stati Uniti.

La sentenza dei giudici milanesi che riconosce la responsabilità di Berlusconi per la corruzione di un magistrato, nel processo che nel ‘91 assegnò la Mondadori alla Fininvest, è al centro di un articolo in prima pagina sul Financial Times. Il quotidiano finanziario ripercorre le tappe della vicenda, sottolineando che il Tribunale di Milano ha condannato la Fininvest al pagamento di 750 milioni di euro alla Cir di Carlo De Benedetti (l’editore di “Repubblica”), per la perdita della Mondadori avvenuta grazie alla corruzione di un magistrato. Il giornale della City ricorda che il corruttore di quella operazione, l’avvocato Cesare Previti, ex senatore di Forza Italia e stretto collaboratore di Berlusconi, fu già condannato per il fatto, così come lo fu il giudice che si lasciò corrompere, mentre Berlusconi non venne incriminato per la scadenza dei termini, ovvero perché era passato troppo tempo dal fatto.

Pur non avendo immediate conseguenze legali per il premier, l’accumularsi di controversie, accuse e problemi, scrive il Financial Times, “danno la sensazione di un primo ministro sotto assedio, protetto soltanto dalla sua influenza sui media, dalla sua ricchezza personale e dalla sua immunità dalla giustizia, ottemnuta grazie alla sua larga maggioranza in parlamento”. Da un lato, osserva il Ft, la situazione evidenzia anche la mancanza di un’alternativa da parte di un’opposizione di centro-sinistra divisa da lotte intestine sulla leadership. Dall’altro, il sostegno verso Berlusconi sta chiaramente “calando”. Ciò è evidenziato tra l’altro, scrive il quotidiano britannico, dal fatto che la settimana scorsa due delle maggiori banche italiane hanno respinto un’offerta di aiuti da parte dello stato per non essere troppo coinvolte con un governo “di cui un crescente numero di leaders del business sembrano non fidarsi più”. Nessuno dei grandi imprenditori italiani, nota il Ft, ha ancora parlato pubblicamente contro Berlusconi o chiesto le sue dimissioni, “sebbene in privato alcuni esprimano sconcerto per quella che considerano una paralisi di governo causata dalle distrazioni del premier per i suoi problemi legali”.

In un secondo articolo il Financial Times rileva inoltre che la popolarità di Berlusconi è scesa in un anno nei sondaggi dal 60 al 47 per cento, nonostante il fatto che le sue tivù private e la sua influenza sulla Rai abbiano tenuto gli scandali che lo riguardano “fuori dai notiziari televisivi che sono la principale fonte di informazione per il 90 per cento degli italiani”. I difensori del premier parlano di un “complotto” orchestrato con l’aiuto della magistratura per porre fine alla legislatura, conclude il Ft, “e ciò aumenta la pressione sui giudici della Corte Costituzionale che devono decidere sulla costituzionalità della legge che dà l’immunità a Berlusconi”.

Sulle possibili conseguenze della decisione della Corte Costituzionale pubblica un ampio articolo anche il Daily Telegraph: se i giudici cancelleranno il Lodo Alfano, “riconoscendo il principio costituzionale secondo cui tutti gli italiani sono uguali davanti alla legge”, scrive il quotidiano conservatore britannico, “Berlusconi potrebbe essere colpito da una serie di nuove incriminazioni”, a cominciare da quella di essere il mandante di David Mills, l’avvocato inglese già condannato per corruzione a 4 anni e mezzo di carcere, in contumacia perché non si è presentato al processo. Il Telegraph osserva che la decisione della Corte arriva dopo una serie di “colpi” subiti da Berlusconi: la sentenza dei giudici milanesi sulla Mondadori, la grande manifestazione di Roma per la libertà di stampa e la testimonianza di Patrizia D’Addario in tivù secondo cui Berlusconi sapeva che lei era una escort, smentendo quanto sostenuto in pubblico più volte dal premier.

Commenti analoghi sugli altri maggiori giornali europei. “Una sentenza ad alto rischio” per Berlusconi: così il francese Figaro definisce la decisione che sarà presa dalla Corte Costituzionale sull’immunità del premier. “Non è esagerato affermare che da essa dipendono le sorti della legislatura e l’avvenire di Berlusconi, questo verdetto può essere la scintilla che dà fuoco alle polveri”, scrive il Figaro. Anche Le Monde dedica tre articoli agli ultimi sviluppi della vicenda, incluso uno sulla nascita di una “nuova galassia anti-Berlusconi”, composta da scrittori, artisti, intellettuali, giornali.

In Spagna, il quotidiano El Mundo rileva che le supposizioni su possibili elezioni anticipate riempiono ormai “tutti i giornali, compresi quelli controllati dalla famiglia” del premier, come il Giornale. El Pais pubblica due articoli sull’argomento, riportando indiscrezioni sullo stato d’animo avvilito e amareggiato di Berlusconi, “che si sente assediato, vittima non solo della stampa ma anche dei poteri forti, banche, chiesa, massoneria”. Per il Pais, è possibile che la Corte Costituzionale annulli la legge sull’immunità oppure che dia un parere solo parzialmente contrario, rimandando la legge al parlamento, il che darebbe altro tempo a Berlusconi. Alla terza ipotesi, quella che la Corte confermi la costituzionalità della legge, scrive El Pais, “sembra credere solo l’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini”.

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È partita la tanto attesa marcia mondiale per la pace e la nonviolenza

Marcia MondialeFonte: FaiNotizia.it

E’ partita ieri, 2 ottobre, da Wellington, in Nuova Zelanda, la Marcia Mondiale per la pace e la Nonviolenza. Si concluderà il 2 gennaio 2010 sulle Ande, ai piedi dell’Aconcagua, a Punta de Vacas, in Argentina. Attraverserà 6 continenti e 90 paesi percorrendo 160.000 km. [Guarda la mappa sul sito ufficiale]

La Marcia fu lanciata nel 2008 durante il Simposio del Centro Mondiale di Studi Umanisti di Punta de Vacas, da un’idea di Rafael de la Rubia ed è stata pensata per creare e allargare la coscienza riguardo la condizione dell’umanità ai nostri giorni ed a quelli futuri, minacciati dai conflitti militari, dalla corsa senza fine al nucleare, dall’occupazione militare in tutti i territori e dal continuo uso delle armi. Mondo senza Guerre ha patrocinato l’evento e moltissime persone da tutto il mondo stanno attivandosi per la sua migliore realizzazione ed è sostenuta da grandi personalità, dal Dalai Lama a Yoko Ono.

LE PROPOSTE DELLA MARCIA MONDIALE
Per evitare la catastrofe nucleare futura, le richieste fondamentali sono:

  • il disarmo nucleare a livello mondiale,
  • il ritiro immediato delle truppe di invasione dai territori occupati,
  • la riduzione progressiva e proporzionale delle armi convenzionali,
  • la firma di trattati di non aggressione tra paesi, e
  • la rinuncia dei governi a utilizzare le guerre come metodo di risoluzione dei conflitti.

“È urgente creare una coscienza a favore della pace e del disarmo, ma è necessario anche risvegliare la coscienza della nonviolenza, che ci consenta di rifiutare non solo la violenza fisica, ma anche ogni altro tipo di violenza (economica, razziale, psicologica, religiosa, sessuale ecc.). Questa nuova sensibilità potrà instaurarsi e scuotere le strutture sociali, aprendo la strada alla futura Nazione Umana Universale. Reclamiamo il nostro diritto a vivere in pace e libertà. Non si vive in libertà quando si vive sotto la minaccia della violenza.

La Marcia Mondiale è un appello a tutte le persone a unire gli sforzi e ad assumersi la responsabilità di cambiare il mondo, a superare la violenza personale e a lavorare nel proprio ambiente più immediato, fino a dove arriva la loro influenza.

La Marcia Mondiale per la Pace è partita il 2 ottobre per ricordare il giorno di nascita di Mohandas Karamchand Gandhi, la Grande Anima. Il Mahatma, pioniere e teorico del satyagraha, la resistenza all’oppressione tramite la disobbedienza civile di massa che ha portato l’India all’indipendenza. Il satyagraha è fondato sulla satya (verità) e sull’ahimsa (nonviolenza).

Con le sue azioni Gandhi ha ispirato molti movimenti di difesa dei diritti civili e grandi personalità quali Martin Luther King, Nelson Mandela e Aung San Suu Kyi.

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INNSE al lavoro!

INNSETratto da Dazebao

E’ stato firmato ieri a mezzanotte l’accordo definitivo per il passaggio al gruppo Camozzi. Era rimasto aperto ancora il contenzioso con il proprietario dell’area, l’immobiliare Aedes, per il quale è dovuto scendere in campo il Comune di Milano, per ridefinire la destinazione d’uso del terreno sul quale sorge la fabbrica. Al tavolo infatti anche l’assessore comunale allo Sviluppo del territorio, Carlo Masseroli e il prefetto del capoluogo lombardo, Gian Valerio Lombardi. Ma alla fine è stato dato il via libera all’ultimo passaggio e l’accordo è stato siglato.

Si conclude così la vicenda che ha visto 49 lavoratori prima occupare la fabbrica e autogestire la produzione, e poi quando a gennaio scorso sono stati sgomberati, tenere vivo il presidio per altri 8 mesi, fino allo scorso agosto, quando un nuovo tentativo di sgombero nel silenzio estivo era stato messo in campo per chiudere definitivamente la fabbrica.

Già alcuni macchinari erano stati venduti, ma gli operai non si sono persi d’animo. Quattro di loro, insieme a un sindacalista Fiom, sono saliti in cima a una gru a 10 metri d’altezza e lì sono rimasti per 9 giorni, decidendo di scendere solo di fronte alla certezza di un accordo. E così è stato. L’11 agosto a l’una di notte è arrivato l’annuncio che Camozzi aveva firmato il passaggio della proprietà della Innse.

Dopo i festeggiamenti, ancora qualche incertezza. Prima la richiesta di risarcimento da parte degli acquirenti dei macchinari, poi le difficoltà poste dalla Aedes. Oggi, finalmente, l’accordo definitivo. Entro il 12 ottobre i lavoratori potranno far ripartire la produzione. La Innse riparte, Camozzi può contare sull’energia inesauribile dei lavoratori, che ha già visto in campo.

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Nobel 2010?

Berlusconi fa le corna in una foto ufficialeEntri in un sito, ti accoglie l’inno italiano ripetutto all’infinito, e leggi:

Il Premio Nobel per la Pace non è mai stato assegnato ad un italiano dal 1907 ad oggi.
E’ finalmente venuta l’ora di sfatare un tabù che dura da più di cento anni, ovvero da quanto nel 1907, ad aggiudicarselo fu Ernesto Teodoro Moneta.
Alla corsa per l’ambito riconoscimento si sono succeduti, in questi anni numerosi politici e capi di Stato, tra i quali potremmo citare, Yasser Arafat, il presidente della Corea del Sud, Kim Dae-Jung, l’ex presidente americano, Jimmy Carter, ed Al Gore.
Oggi crediamo che, anche, l’Italia meriti di ricevere tale riconoscimento, e di essere degnamente rappresentata da…

Da chi? Ma è ovvio, da Silvio Berlusconi, nobel per la pace! 2010!

In Abruzzo è stato il salvatore. Ha riportato l’Italia in auge. Ecc. Con queste e simili cavolate il sito www.silvioperilnobel.it sostiene la sua (auto)candidatura [si ricordi che al nobel si può candidare chiunque]. Ebbene, dopo tutto quello che ha fatto e detto…. adesso lo candidiamo al nobel? Ma siamo tutti fuori di testa?

E per di più ci sono anche i comitati territoriali, ecc. È una cosa, oltre che organizzata, anche apparentemente radicata quindi! Ma siamo davvero fuori di testa! Ma la cosa più bella è la canzoncina….

Basta, è una follia eccessiva. Gli italiani lo amano a tal punto di essere fuori di testa (uno che chiama Obama e Michelle “abbronzati”, reiterando la cavolata), e io non ne posso più….

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Il 3 ottobre per la libertà di stampa

InformazioneNOGuinzaglioFonte: Repubblica, Il sole 24 ore

“Trecento pullman e quindicimila manifestanti in arrivo da fuori Roma”. Roberto Natale, presidente della Fnsi, fornisce i primi numeri dell’appuntamento fissato per sabato 3 ottobre dalle 15.30 alle 19 in piazza del Popolo a Roma. Cresce infatti il numero delle adesioni alla manifestazione per la libertà di stampa.

Tra le organizzazioni, Cgil, Arci, Anpi, Acli, Libertà e Giustizia, Legambiente, Unione cattolica stampa italiana, Emergency. E poi i partiti: Pd, Idv, Pdci, Prc, Partito socialista, Sinistra democratica, Sinistra e Libertà e Bruno Tabacci dell’Udc. “Parleranno Valerio Onida e Franco Siddi – spiega Natale – e suoneranno Teresa De Sio, l’Orchestra di Piazza Vittorio, Niki Nicolai e Simone Cristicchi”. In concomitanza con la manifestazione di Roma, anche gli italiani residenti all’estero daranno vita a un sit in a Londra davanti alla sede della Bbc. Ci saranno poi ovviamente in concomitanza manifestazioni in molte altre città italiane.

Berlusconi ha definito “una farsa” la manifestazione per la libertà di stampa di sabato. Serve opporsi al negare i fatti continuo di questo governo (tra i quali citerei il fatto che l’Italia è stata da un po’ di tempo classificata come paese a libertà di stampa “limitata” da un’associazione internazionale), e per fare anche questo servirà partecipare a questa manifestazione, che si configura come una manifestazione plurale, aspetto che serve sempre di più, in difesa di veri valori della costituzione, e anche su più temi, altro aspetto fondamentale. Facciamo rinascere il movimento!

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Il Wwf chiede fondi e commissario per disinnescare una vera e propria bomba ecologica

Eolico-RinnovabiliFonte: Corriere

Il tempo è scaduto. Arriva dal Wwf l’ultima chiamata al governo per intervenire con un’azione straordinaria e con lo stanziamento immediato di fondi per il recupero della nave Cunsky, l’ultimo relitto dei veleni inabissato, secondo le rivelazioni del pentito Fonti, dalla ‘ndrangheta a largo delle coste di Cetraro (Calabria) e per la bonifica della discarica di Serra d’Aiello dove si è rilevato inquinamento radioattivo. La tecnologia e i mezzi tecnici esistenti sono adeguati, sostengono gli esperti dell’associazione ambientalista, mancano però i fondi necessari per sventare il pericolo di una bomba a orologeria che minaccia la salute di cittadini e ambiente, oltre a compromettere e a mettere in ginocchio le già fragili economie di questi territori. Per questo il presidente del Wwf Italia Stefano Leoni ha inviato una lettera al Presidente Silvio Berlusconi per richiedere un provvedimento urgente di Protezione Civile a firma del Presidente del Consiglio dei Ministri, perché nomini un Commissario delegato alla individuazione, messa in sicurezza, e la bonifica, laddove possibile, dei relitti delle “navi dei veleni” con il relativo primo stanziamento di fondi per le ricerche. Un intervento simile a quelli messi in atto per fronteggiare eventi eccezionali (alluvioni, terremoti, incendi, etc.), ma anche per manifestazioni sportive o eventi religiosi (Mondiali di nuoto a Roma, decesso di Papa Giovanni Paolo II).

Per sostenere la necessità dell’intervento il Wwf Italia ha consegnato oggi al Presidente della Commissione bicamerale d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti, Gaetano Pecorella, al Presidente Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno della mafia e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, Giuseppe Pisanu, e al Presidente del Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblical, Francesco Rutelli, sei dossier prodotti dall’Associazione in questi dodici annied i carteggi più importanti con le istituzioni.

«Siamo convinti che lo Stato debba lanciare un segnale forte e determinante sui traffici illeciti internazionali dei rifiuti pericolosi e radioattivi via mare, tornati d’attualità a seguito anche delle dichiarazioni rese dal collaboratore di Giustizia Francesco Fonti», ha spiegato Stefano Leoni. «Il Wwf ha spesso criticato il ricorso eccessivo a provvedimenti emergenziali, ma oggi l’urgenza è reale e serve un provvedimento immediato per garantire la sicurezza delle persone e dell’ambiente. Ricordiamo che nel 2003 il Governo Berlusconi emanò un provvedimento che dichiarava lo “Stato d’emergenza per le attività di smaltimento dei rifiuti radioattivi dislocati nelle centrali nucleari di Lazio, Campania, Romagna, Basilicata e Piemonte” e nominò un “commissario delegato” per la messa in sicurezza dei materiali nucleari». Il Wwf ha anche rivelato di aver ricevuto una richiesta di documentazione storica da parte dell’Alto Commissariato Onu sui Diritti Umani.

Serve più informazione su questi temi, e serve anche però un’azione concreta da parte dello stato per la salvaguardia del nostro ambiente e territorio, perché perso quello, non abbiamo più nulla!

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