PD, ma cos’è P?

I candidati al PDEra difficile aspettarsi che il PD si rinnovasse. Ebbene tolto di mezzo l’uomo del compromesso (degno successore di Veltroni), che ha portato avanti la teoria del “l’astensione è il mezzo per vincere le cause perché votare contro è da comunisti”, oltre al “la nullafacenza ci aiuterà”, ecco arrivare un nuovo uomo politico: Bersani.

Nuovo uomo politico poi tanto a me non sembra… Già basta leggere su Wikipedia la prima riga della sua voce per capirlo: Pier Luigi Bersani (Bettola, 29 settembre 1951) è un politico italiano, attuale segretario del Partito Democratico e già Ministro nei governi di Romano Prodi, Massimo D’Alema e Giuliano Amato.

Chi avrei votato se fossi stato del PD (perché mi pare poco sensato votare alle primarie di un partito che non è il proprio)? Avrei votato Marino. Non perché speravo vincesse (si sapeva fin da subito che non avrebbe vinto), ma perchéera l’unico che avrebbe rischiato di dare un senso alla lettera P del nome PD. Perché per ora il PD sarà anche democratico (quanto meno hanno fatto le primarie e in un partito con circa 800′000 iscritti, ref. Wikipedia, 3′000′000 votanti circa, ref. Corriere, non è male) ma non è certo partito… è un insieme di forse politiche contrastanti che non concordano su nulla se non sull’antiberlusconismo (o forse neanche su quello).

Marino aveva fatto una sola cosa giusta: aveva detto questo e aveva portato proposte concrete (il documento di Marino per il congresso finiva con la proposta di motori di ricerca per la pubblica amminsitrazione, non con uno sproloquio politico da comizio elettorale come gli altri) e allo stesso tempo dando una linea politica al partito ben precisa, su temi come la laicità dello stato, l’ambiente ecc.

Però il PD resterà (e probabilmente alla fine lo sarebbe rimasto anche con Marino) una forza nulla, “neutra”… che di certo non fa opposizione!

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Quei comunisti del Consiglio d’Europa…

Magistratura Fonte: Fascio e Martello, APCom

Dopo la decisione da parte della Consulta, che ha dichiarato illegittimo il Lodo Alfano, arriva il parere negativo anche da parte del Consiglio d’Europa, l’organismo formato da 47 stati, nato per favorire la creazione di uno spazio democratico e giuridico comune.

Il rapporto depositato oggi dal Gruppo di Stati contro la corruzione dice infatti: “L’estensione dell’immunità e le falle giuridiche messe in evidenza non possono essere considerate che come ostacoli alle indagini, al perseguimento e alle imputazioni legati ai casi di corruzione, che tendono a minare la fiducia dei cittadini nell’integrità del governo”. L’immunità, secondo quanto dichiarato dal Consiglio, avrebbe dovuto poter essere revocata in caso di corruzione, flagranza di reato o quando i processi sono in fase avanzata. Mentre come ben sappiamo il famigerato e tanto discusso Lodo Alfano non prevedeva affatto questo tipo di condizioni.

Sappiamo altresì quali siano state le reazioni da parte del Premier, dopo aver appreso la decisione della Consulta. Il Cavaliere si è scagliato, con la mite e sobria eleganza che contraddistinguono il migliore Presidente del Consiglio “degli ultimi 150 anni”, contro i giudici, accusati dallo stesso Berlusconi di essere Comunisti tanto quanto il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, colpevole secondo il Presidente del Consiglio di non aver fatto pressione sulla corte per far approvare il “Lodo liberi tutti”.

Adesso questo nuovo rapporto del Consiglio d’Europa, che arriva dal parere di 47 Stati, rischia di far scivolare il nostro premier in uno stato di confusione mentale devastante, poiché dovrà prendere atto del fatto che o il Comunismo persecutorio di cui lui “sarebbe” vittima, si è esteso a macchia d’olio in tutto il mondo e che il golpe che vorrebbe, secondo il suo staff, ribaltare l’esito del voto democratico in Italia, sarebbe frutto di accordi tra decine e decine di Stati complottatori rossi antidemocratici, oppure ammettere che l’illegittimità di una legge può essere stabilita semplicemente dal buon senso e dal necessario rispetto della Costituzione, logico e necessario quasi per tutti. Terza ipotesi, Berlusconi potrà appellarsi al suo immancabile“sono stato frainteso” che come il ketchup sulle patatine, non può mancare.

Sulla corruzione inoltre, tra i settori più vulnerabili il Greco, Gruppo di Stati membri dell’istituzione di Strasburgo contro la corruzione, enumera in particolare la pianificazione urbana, la gestione dei rifiuti, gli appalti e la sanità. Nel rapporto si evidenzia inoltre “la necessità di articolare una politica preventiva efficace contro la corruzione, il che richiederà un approccio di lungo termine e un impegno politico sostanziale”. Per il Greco, “combattere la corruzione deve diventare una questione culturale e non solo di regole”.

L’Italia è entrata nel gruppo Greco nel 2007. Nel 1999 ha firmato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla corruzione, ma non l’ha ancora ratificata. Il Consiglio d’Europa non è un’istituzione europea, bensì un’organizzazione internazionale il cui scopo è promuovere la democrazia, i diritti dell’uomo, l’identità culturale europea e la ricerca di soluzioni ai problemi sociali in Europa. Quindi, garantendo democrazia, diritti e doveri, è un’ente “comunista”!

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L’Aquila e i rifiuti

RifiutiFonte: La nuova ecologia  - ANSA

A sei mesi di distanza dal terremoto la raccolta va a rilento e i rifiuti abbandonati in città costituiscono un allarme sociale, specie nei quartieri residenziali ancora semivuoti. E agli urbani si aggiunge la questione delle macerie. Un’altra delle tante questioni non dette nella ricostruzione “perfettamente riuscita” dell’Abruzzo, che addirittura dovrebbe fornire adito per un Nobel al nostro premier….

Qualche mese fa, se non altro per segnalare la carenza di fondi a per la società che provvede alla nettezza urbana, il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, era stato il primo a parlare del rischio di un’emergenza rifiuti equiparabile a quella di Napoli. Oggi, a sei mesi di distanza dal terremoto del 6 aprile, i rifiuti abbandonati in città costituiscono un allarme sociale, specie nei quartieri residenziali ancora semivuoti. Agli angoli delle strade, specie a ridosso dei cassonetti e delle aree di raccolta, si accumulano quintali di rifiuti solidi, ingombranti, materiale umido, di origine domestica o materiale inerte, proveniente dai cantieri della ricostruzione. Un disagio che si aggrava anche con il maltempo di questi giorni, tra vento e pioggia che portano in giro rifiuti e detriti e acque piovane che ristagnano. Condizioni che di fatto fanno dei rifiuti abbandonati un allarme sanitario, considerando anche che nei mesi estivi le operazioni di demuscazione, derattizzazione e disinfestazione sono state carenti.

La macchina dell’Asm – la società comunale incaricata per la nettezza urbana – è rallentata dalle operazioni di chiusura delle tendopoli e la relativa pulizia dei siti. Talvolta, l’intervento sulle strade e piazze è selettivo. Spesso gli operatori si trovano a dover scegliere su quale via intervenire, prediligendo le strade in cui i residenti sono tornati ad abitare. Così capita che nello stesso quartiere solo alcuni cassonetti vengano ripuliti. La prima emergenza è legata al rinnovo del parco macchine, con numerosi mezzi rotti. Per questo il Comune ha chiesto 3,1 milioni alla Protezione civile. Bisogna intervenire nelle aree che sono più a contatto con le scuole e con l’area sanitaria. Ma l’attenzione più grande è legata al problema delle macerie e con questo i materiali tossici abbandonati, come l’eternit.

Per rimuovere le macerie del sisma ci vorranno cinque anni, secondo una stima dell’assessore comunale all’ambiente, Alfredo Moroni: “Oltre alle macerie cosiddette pubbliche, pari a un milione e mezzo di metri cubi – ha spiegato Moroni – vanno considerate anche quelle di privati, il conto raddoppia e bisogna cercare un sito alternativo”. Per i piccoli interventi dei privati si stanno aprendo 12 punti di conferimento dove potranno essere raccolti materiali inerti, rifiuti ingombranti, apparecchi elettronici, che altrimenti vengono abbandonati dove capita, creando decine di discariche abusive. I siti, dai quartieri della Torretta a Pile, dalle frazioni di San Giacomo a Bazzano, saranno recintati e sorvegliati. L’obiettivo è ridurre depositi e montagne di rifiuti a ridosso dei quartieri abitati. Un appello arriva anche dalle comunità locali: “Chi ha materiali da buttare si rivolga all’Asm, ed eviti di gettare rifiuti ovunque – ha detto il presidente della Circoscrizione di Paganica, Ugo De Paulis – qui, con la sede dell’Asm a due passi, buttano di tutto, anche vecchie lavatrici e frigoriferi”.

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Opponiamoci all’ennesima cannibalizzazione del nostro stato

Magistratura Fonte: Corriere

«Difenderemo a oltranza i valori della Costituzione» ha sottolineato il presidente dell’Associazione nazionale magistrati, Luca Palamara, replicando all’iniziativa lanciata dal premier Silvio Berlusconi di procedere a una riforma della giustizia mettendo anche mano alla Costituzione. Un affermazione che ricorda tanto quel “resistere resistere resistere coem su un irrinunciabile linea del Piave” che Borrelli aveva pronunciato proprio in un contesto per certi aspetti simile.

Palamara spiega: «Noi diciamo no a una riforma della Carta costituzionale perchè difendiamo l’autonomia della magistratura nell’interesse dei cittadini. Ma dire no alla riforma della Costituzione non vuol dire no a una riforma della giustizia che renda più veloci i processi». Quanto agli annunci del Governo di procedere a una riforma delle modalità di elezione del Consiglio superiore della magistratura, Palamara dice: «Il nostro obiettivo è garantire l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati, noi abbiamo avviato comunque una seria riflessione di autoriforma della magistratura». Quindi un «no» deciso all’ipotesi di far dipendere i pubblici ministeri dall’esecutivo. «Questo sarebbe un ritorno al passato, a cui ci opporremo».

Serve opporsi alla progressiva demolizione del nostro stato democratico, che già democratico nella pratica è poco, se poi portiamo anche ad una legislazione che legittima in pratica lo strapotere dell’esecutivo su tutto arriviamo ad un vero e proprio regno assolutistico secentesco. Non dico di auspicare una nuova rivoluazione francese, ma forse almeno dal punto di vista ideologico servirebbe davvero.

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Bollettino di guerra in pace

gay-omofobiaCommento del Manifesto

L’uccisione di Abdul Guibre a Milano, l’aggressione a Emmanuel Bonsu a Parma, l’attentato incendiario a Navtej Singh a Roma sono violenze razziste che ricordano in molti: la loro gravità è tale che i media non hanno potuto ignorarle. Il punto è: sono casi “isolati”, come qualcuno vuole farci credere minimizzando ciò che sta succedendo nel nostro paese, o si collocano in un contesto politico e culturale che tende a legittimare la xenofobia e il razzismo e, conseguentemente, a giustificare, quando non ad incoraggiare, atti e comportamenti sociali intolleranti e razzisti?
I casi di intolleranza e razzismo riportati dai media dal gennaio 2007 a oggi raccontano una società in cui accanto alle violenze fisiche gravi, sempre più frequenti, che riescono a richiamare l’attenzione dei media nazionali e divengono oggetto del dibattito pubblico, gli episodi di ostilità e di intolleranza nei confronti dei migranti e delle minoranze sono moltissimi e investono tutti gli ambiti della vita, non conoscendo differenze di classe né geografiche. Solo per riportare qualche esempio, capita che a Civitanova Marche un quarantenne di origini africane sia licenziato a causa del colore della sua pelle (6/01/2007), a Bergamo un bambino di 12 anni sia picchiato e insultato dai coetanei in un oratorio (10/03/2007), a Bolzano due giovani marocchini non possano entrare in discoteca (23/03/2007), a Torino quattro giovanissimi aggrediscano con una spranga un coetaneo di cittadinanza marocchina (18/12/2007). A Milano i controllori dell’azienda locale di trasporti eseguono controlli «mirati» nei confronti di cittadini stranieri (30/05/2008), a Rimini una ragazza rom incinta viene colpita a calci mentre chiede l’elemosina (6/06/2008), a Venezia una turista che indossa il niqab non riesce a visitare un museo (27/08/2008). A Milano una maestra invita una mamma di origine straniera a «riportare il figlio nella giungla» (3 ottobre 2008), mentre il presidente di un municipio romano chiude le fontanelle pubbliche perché «attirano i rom» (17/10/2008). Le linee di autobus separate per cittadini italiani e stranieri sono proposte a Trapani (20/11/2008) e a Foggia (3/04/2009). Alcuni cittadini di origine straniera vengono segnalati alle autorità di ps da alcuni operatori sanitari (Brescia, 9/04/2009; Napoli 5/03/2009) mentre il dibattito del ddl 733/b, oggi legge n.94/2009, è ancora in corso in parlamento. Il razzismo in Italia esiste e purtroppo si sta diffondendo in modo preoccupante. Il primo dovere che abbiamo è non rimuoverlo e raccontarlo in modo sistematico; ma, naturalmente, questo non è sufficiente.
I disagi economici e sociali che interessano fasce sempre più ampie della popolazione possono spiegare da soli la diffusione dei sentimenti xenofobi e razzisti? Sicuramente esiste nel nostro paese una “questione sociale” che è stata e continua ad essere rimossa dai governi di qualsiasi colore. Un rilancio delle politiche di inclusione sociale per tutti e tutte e una distribuzione più equa delle risorse disponibili ridurrebbero forse l’esigenza di individuare nuovi nemici e capri espiatori. Ma vi è un di più che va cercato nel ruolo svolto dagli attori politici e mediatici che influenzano più di altri l’orientamento dell’opinione pubblica e, dunque, sono in grado di condizionare in modo significativo l’agire sociale.
Già a partire dal maggio 2007 alcune voci isolate denunciarono come l’utilizzo strumentale della paura (e della sua presunta percezione diffusa) da parte di alcune aree della sinistra rischiasse di aprire la strada all’intolleranza e al razzismo: l’antico nesso di causalità tra immigrazione e criminalità fu infatti riproposto in modo ossessivo. La collocazione delle politiche migratorie e sull’immigrazione nell’ambito esclusivo delle politiche sulla sicurezza, ha raggiunto con l’ultimo pacchetto sicurezza un livello inedito. Ma l’attuale governo ha fatto qualcosa di più. E’ riuscito a trasformare in senso comune l’idea che la presenza di donne e uomini nati altrove mette in pericolo i diritti dei cittadini italiani (alla “sicurezza”, alla salute, alle prestazioni sociali, all’istruzione, all’abitare). Parallelamente, sui media è tornata a prevalere una rappresentazione stigmatizzante dei migranti grazie alla selezione mirata delle notizie che li vedono coinvolti in fatti di cronaca nera.Vi è una specularità tra la norma contenuta nella legge 125/2008, che ha introdotto l’aggravante di un terzo della pena per il cittadino straniero irregolare, e le modalità con le quali la stampa si è occupata, ad esempio, della violenza perpetrata ai danni di una giovane quattordicenne a Roma presso il parco della Caffarella (14/02/2009). Il caso ha occupato a lungo le prime pagine dei media nazionali con le foto di due cittadini rumeni, presunti colpevoli risultati poi innocenti, accompagnate da dati sulla criminalità, parziali quando non fuorvianti, il cui unico scopo era dimostrare la maggiore propensione dei migranti alla devianza. Altre violenze sessuali compiute da italiani ai danni di minori nello stesso periodo, sono rimaste invece confinate nelle pagine dei quotidiani locali.
Forte di una campagna decennale di propaganda xenofoba e razzista, la Lega Nord è riuscita ad acquisire un’egemonia culturale che, anche grazie a una debolissima opposizione democratica, ha potuto tradursi in leggi esplicitamente discriminatorie e in quel “comune sentire” che ispira ormai troppo spesso comportamenti intolleranti e razzisti. Se un governo decide di respingere in massa le donne e gli uomini, nella maggioranza potenziali richiedenti asilo, che arrivano per mare; se è un presidente del consiglio a dichiarare pubblicamente il suo «no ad un’Italia plurietnica»; se le ronde sono sancite per legge; perché un giovanissimo non dovrebbe sentirsi legittimato a insultare o ad aggredire un coetaneo di origini straniere? Chi volesse prendere le distanze ha un’occasione per farlo: scendere in piazza a Roma il 17 ottobre.

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Le fobie del palazzo

Fobia_6973Editoriale del Manifesto

La zoofilia. Un bel problema, in effetti. E che dire della necrofilia? Quando la sfera della sessualità entra nelle camere italiane (quelle del parlamento) si scatena un immaginario maschile popolato di fantasie e fantasmi di ogni tipo (anni addietro si discuteva di procreazione assistita e a Alfredo Mantovano, chissà perché, venivano in mente immondi «incroci tra uomini e bestie»). Se poi si parla di omosessualità, la perversione è assicurata, e la pedofilia viene da sé. Necrofilia, zoofilia, pedofilia: da tutto ciò si metteva in guardia nella pregiudiziale di costituzionalità presentata dall’Udc che, approvata ieri alla camera, ha affossato la proposta di legge sull’omofobia. Introdurre nel codice penale l’«orientamento sessuale» tout court come aggravante dei reati e motivo di discriminazione, rischia di avallare pratiche di ogni tipo, era una delle osservazioni – l’ultima obiezione – dei moderati di Casini. Poco importa che di orientamento sessuale si parli nel Trattato di Lisbona e anche nell’ordinamento italiano (a proposito di discriminazioni sul lavoro). La realtà, quella di continue aggressioni contro gay, lesbiche e trans («enfatizzata dalla stampa», s’intende, ci dice l’Udc Vietti), finisce sotto al tappeto. E il sesso, che si parli di Silvio-gate o dell’affermazione di diritti, manda in tilt la politica.
Accade così che, dopo estenuanti mediazioni, salta l’accordo tra maggioranza e opposizione per riportare il provvedimento in commissione, correggerlo nelle parti più insidiose e migliorarlo in altre (tra le ipotesi, quella di reintrodurre, come aggravante, l’identità di genere), evitando di affrontare una prova dell’aula ad alto rischio. Salta tra tatticismi e doppi giochi. E trionfa l’inciviltà.
Il Pd, prima favorevole al ritorno in commissione, d’accordo con il Pdl (e la ministra Mara Carfagna), scopre all’improvviso che il «patto» con i berlusconiani potrebbe rivelarsi un boomerang. E cambia in fretta posizione per evitare di apparire, in piena campagna per le primarie, come corresponsabile dell’insabbiamento del testo, riportandolo in commissione senza una data certa per la discussione in aula. Ora punta l’indice contro la maggioranza accusata di aver giocato sporco. Il Pdl, prima si pronuncia per il ritorno in commissione e poi vota contro quando assiste alla giravolta dei democratici. E a quel punto, fa filotto: sostiene l’Udc, butta il testo di Paola Concia nel cestino, e Mara Carfagna, candida, tuona contro il partito di Franceschini che «ha affossato la legge». Nell’attesa che dalle primarie esca una linea, un Pd afono riemerge anche da questa vicenda malconcio. E per l’ennesima volta si apre il «caso Binetti» (ha votato per conto suo). La pagliuzza teodem, e la trave Udc. Gli aspiranti alleati dei centristi sono pronti a discutere, al tavolo della trattativa, anche di zoofilia e necrofilia.

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Il no della FIOM all’accordo separato

CorteoLa Segreteria nazionale della Fiom esprime un giudizio complessivo profondamente negativo sull’intesa separata sottoscritta da Federmeccanica, Fim e Uilm. Nonostante gli sforzi, le proposte e gli ultimi appelli della Fiom perché non si giungesse a questo punto, così si colpiscono il salario, i diritti, la democrazia.
Nell’intesa viene recepito integralmente l’accordo separato del 15 aprile sul sistema contrattuale. Si apre così la via alle deroghe al contratto nazionale, e più in generale alla limitazione dei diritti. Già ora il testo sottoscritto da Fim e Uilm colpisce l’autonomia della contrattazione a livello aziendale, predisponendo vincoli e procedure di controllo, conciliazione e arbitrato, che finora erano sempre stati respinti.

Per quanto riguarda il salario, il risultato è una svalutazione della funzione del Contratto nazionale. Un lavoratore di terzo livello riceverà, per il primo anno di vigenza contrattuale, poco più di 15 euro netti. D’altra parte la durata triennale del contratto non è accompagnata da alcuna forma certa di garanzia a tutela del salario in caso di crescita dell’inflazione. Viene cancellata una conquista storica dei metalmeccanici: la rivalutazione del valore punto per gli aumenti contrattuali. Così si programmano sin d’ora aumenti contrattuali ancor più bassi di quelli finora ottenuti.

L’accordo non risponde in alcun modo alla richiesta, fatta propria dalla Fiom, ma diffusa in tutte le aziende metalmeccaniche, di interventi d’urgenza contro la crisi e i licenziamenti. Al contrario, esso rinvia tutta la materia al nuovo ente bilaterale, nel quale confluiranno fondi di cui non è chiaro in alcun modo né l’utilizzo né la funzione.

Ma questi e altri punti sono ancora meno gravi della violazione delle più elementari regole di democrazia, che è contenuta nella stessa stipula di questo accordo. Il Contratto nazionale, firmato unitariamente nel 2008, è ancora in vigore ma Fim e Uilm l’hanno unilateralmente disdettato, pur rappresentando solo un terzo dei metalmeccanici.

La Segreteria nazionale della Fiom chiede pertanto in modo formale alla Fim e alla Uilm di effettuare tra tutte le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici un referendum, ove si possano confrontare, in modalità rigorose e trasparenti, le ragioni del sì e del no all’accordo separato, e il cui risultato sia vincolante per tutti. Se Fim e Uilm rifiuteranno questa proposta si assumeranno la gravissima responsabilità di espropriare le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici del loro contratto nazionale.

La Federmeccanica, che assieme alla Confindustria ha scelto la via dell’accordo separato, si assume a sua volta l’onere di aver perseguito un’intesa dannosa per i lavoratori, utilizzando le difficoltà della crisi. E’ una scelta miope, che segnala l’incapacità della Federmeccanica e della Confindustria di affrontare la crisi economica in maniera diversa dal passato, rispettando i diritti e le esigenze del mondo del lavoro.

La Fiom non lascerà nulla di intentato per contrastare gli effetti di questa intesa e per riconquistare con i lavoratori un contratto nazionale degno di questo nome.

Il Comitato Centrale della Fiom è stato convocato martedì 20 ottobre per decidere tutte le iniziative necessarie ad affermare il diritto dei lavoratori metalmeccanici al contratto e alla democrazia.

Segreteria nazionale Fiom

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I pilastri della Linke!

die-linkeLettera al manifesto

Anche se il risultato numerico degli eletti al Bundestang rappresenta un successo della coalizione Cdu-Csu e Fdp, io credo che il fatto più importante è costituito dall’avanzata della Linke (da 8,7 per cento all’11,9 per cento) e dei Verdi che guadagnano più di due punti. I due partiti pareggiano quasi i voti della Spd in caduta libera.
La sconfitta costringe ora la Spd a cambiare uomini e politica. Uno dei candidati alla guida del nuovo Spd è Klaus Wowereit che governa dal 2001 la capitale città stato di Berlino con una coalizione rosso-rosso, cioè Spd-Linke, mentre Schröder, che pur poteva realizzare a livello nazionale un governo Spd-Pds (oggi Linke)-Verdi, sceglieva altre strade spingendo Lafontaine a dimettersi da segretario nazionale e a uscire dal partito.
La prospettiva di alleanza a sinistra è attuale perché se è vero che la coalizione della Merkel ha la maggioranza al Bundestag, al Bundesrat (senato a base regionale) potrebbe a breve avere una maggioranza orientata a sinistra. Senza contare le difficoltà che incontrerà per le pretese anti stato sociale ed anti-ambientalista del Fdp.
Le elezioni tedesche costituiscono quindi un fatto positivo per la Germania (e la sinistra europea) perché mettono in crisi la politica neo-liberista della Spd che aveva persino scelto alleanze subalterne con la Merckel. Vero vincitore è la Linke sorta dall’unificazione tra gli eredi non pentiti, ma giustamente autocritici, della Ddr e i seguaci di Lafontaine erede della svolta a sinistra di Willy Brandt e della sua östpolitik.
La Linke nasce da una lunga storia dei partiti che si richiamano in Germania al Manifesto di Marx e di Engels. Ne ricordo alcuni momenti.
Nei primi mesi del 1946 nella zona controllata dall’Urss si costituisce la Sed ad opera di Wilhelm Pieck del Kpd (il Partito comunista) e di Otto Grotewohl dirigente dell’Spd. La fusione aveva due motivazioni: la prima a carattere autocritico, il riconoscimento cioè che l’antagonismo tra le due ali del movimento operaio tedesco che si rifacevano al Manifesto e a tutta la storia successiva era stata una delle cause della «Resistibile ascesa di Arturo Ui».
La seconda motivazione è attuale. «Einheit» (unità) rappresentava la parola d’ordine del nuovo partito che voleva il rispetto degli accordi di Yalta e di Postdam per una Germania unita, pacifica, smilitarizzata sotto il controllo alleato, e democratica in senso occidentale (come fu in Austria sulla base degli stessi accordi). Cioè i comunisti tedeschi (come quelli di Togliatti) accettavano per la Germania unificata il sistema democratico occidentale e proponevano questa unità non solo ai loro compagni della Germania est ma anche a tutta la Spd. Dopo il discorso di Fulton di Churchill (5 marzo 1946) gli anglo-americani iniziarono una politica di rottura degli accordi di Yalta e di Postdam.
Il 23 maggio ‘49 fu costituita la Rft. E cosa ancora più grave la Rft fu inserita nella Nato il 9 maggio 1955. Naturale risposta fu la costituzione della Ddr, il 7 ottobre 1949, che poi aderì al Patto di Varsavia del 1956. Si formalizzò così la guerra fredda, la cortina di ferro che divise l’Europa (e divise anche Berlino in due città separate da un muro). La spinta innovatrice della Sed di Pieck e Grotewohl fu congelata dall’avvento di Walter Ulbricht che interpretò l’irrigidimento intervenuto nei rapporti con l’occidente capitalista. Nella Rrt fu introdotto il Berufsverbot in base al quale nessun iscritto al Partito comunista poteva lavorare in un ente pubblico. Le due Germanie adottarono una politica autonoma di ricostruzione, di sviluppo industriale e sociale che le posero in posizioni di avanguardia.
L’avvento di Willy Brandt, prima alla direzione della Spd e poi al Cancellierato (1969) diede avvio a quella che fu chiamata la östpolitik finalizzata a ridurre le tensioni della guerra fredda e a fare uscire le due Germania dalla loro condizione di giganti economici e nani politici. L’östpolitik di Brandt trovò immediata adesione nella Ddr con l’ascesa di Honecker al posto di Ulbricht. S’avviarono così iniziative a carattere non solo interstatuale ma anche interpartitico. E’ utile ricordarne tre.
Il 14 marzo 1984, fu approvato un «Documento per una zona libera da armi chimiche in Europa»; il 19 settembre 1985, a Berlino, Erich Honecker e Willy Brandt costituirono un gruppo di lavoro per creare in Europa «un corridoio denuclearizzato» conforme alla proposta Palme; il 28 luglio 1987, fu pubblicato un documento congiunto Spd-Sed in cui si affermava che, di fronte alla minaccia dello sterminio atomico, il «compito comune dell’umanità è di affrontare insieme nell’interesse di tutti gli uomini quanto segue: l’eliminazione del pericolo nucleare, la conservazione della biosfera e il superamento della crisi ecologica, la lotta contro la fame, la rimozione dell’indebitamento e delle difficoltà economiche dei paesi in via di sviluppo».
La östpolitik fu così forte nella Rft che, pur essendo intervenuta l’elezione di Kohl a cancelliere, il 22 agosto 1987, Honecker fu accolto in visita di stato a Bonn mentre il segretario della Spd, Helmut Schimdt, scriveva un articolo dal titolo: «La visita a Bonn del fratello Honecker».
Ma Gorbaciov non era d’accordo. Considerava Honecker e Brandt suoi avversari e voleva stabilire rapporti diretti con Khol (posizione ribadita in un’intervista a Repubblica nell’anniversario della caduta del muro).
Si comprende così l’importanza del successo della Linke basato su due pilastri: la valorizzazione della tradizione del socialismo tedesco e delle esperienze dell’est e dell’ovest, e un rinnovamento programmatico che nel secolo XXI non può essere soltanto di difesa dei diritti sociali acquisiti, ma deve centrarsi sulla questione ambientale e, nell’attuale crisi, può servire a creare un nuovo modello economico liberato dai monopoli che ipotecano le fonti energetiche fossili.
Spero che la lezione tedesca possa servire alle sparse membra della sinistra italiana a ricostituire una nuova sinistra sulla base di un’orgogliosa rivisitazione, sia pure critica, del grande contributo alla Repubblica, alla Costituzione, alla libertà e allo stato sociale dato dal Pci di Gramsci e di Togliatti, e dalla rivalutazione di quei primi vagiti di ambientalismo a sinistra che portarono alla sconfitta del nucleare in Italia e all’affermazione ambientalista del congresso del Pci di Firenze.

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Stop all’omofobia? No!

gay-omofobiaFonte: Affari Italiani

Si è bloccato alla Camera il cammino della proposta di legge sull’omofobia. L’aula di Montecitorio ha approvato, con i voti di Pdl e Lega, la questione pregiudiziale avanzata dall’Udc. Il testo, presentato da Paola Concia del Pd, è stato così affossato con 285 voti a favore, 222 contrari e 13 astensioni. Democratici e Idv hanno votato contro.

Non si procederà più all’esame del provvedimento che inseriva tra le aggravanti dei reati i fatti commessi “per finalità inerenti all’orientamento o alla discriminazione sessuale della persona offesa dal reato”. La maggioranza, insieme all’Udc, aveva chiesto un rinvio in Commissione. Tuttavia, una volta in Aula, il Pdl ha cambiato idea e ha votato per il proseguimento dell’esame e l’immediata votazione della pregiudiziale di costituzionalità. “C’era un accordo – spiega Beatrice Lorenzin del Pdl – per rinviare il testo in Commissione, rimediare ai profili di incostituzionalità e poi riportare rapidamente il ddl all’esame dell’aula entro novembre. Poi, poco prima della votazione, un esponente del Pd si è avvicinato ai banchi della presidenza e ha spiegato che o si esplicitava il ritorno in Aula a novembre o loro avrebbero votato contro. A quel punto, violato il patto, anche noi abbiamo votato contro”.

L’esito provoca un aspro scontro tra maggioranza e opposizione. E suscita malumori all’interno del Pd. La deputata Paola Binetti ha infatti votato con il Centrodestra la pregiudiziale di costituzionalità. Durissimo il commento di Dario Franceschini: “È un problema, un signor problema. La legge è stata bocciata dalla destra ed è una vergogna – prosegue il segretario del Pd -, perché dopo che tanti si erano detti disponibili a norme contro l’omofobia, che non dovrebbero avere colore politico, hanno votato compatti insieme all’Udc per bloccare la legge. La risposta che si dà agli omosessuali è che la legge non si fa, dovrebbero vergognarsi”. La Binetti risponde alle critiche: “Per come era formulata la legge, le mie opinioni sull’omosessualità potevano essere individuate come un reato… le mie e quelle di tante altre persone. Il testo era ambiguo, io ho votato per rinviarlo in Commissione e migliorarlo ma la richiesta di rinvio è stata bocciata. C’era un’ambiguità che giustificava le mie riserve”. Secondo Pierluigi Bersani, il fatto che la Binetti si sia allineata alla maggioranza dimostra che nel Pd “qualche problema c’è”, ma ad affossare la legge è stata “la maggioranza. Non vorrei che passasse in seconda linea il fatto di fondo”, aggiunge il candidato alla segreteria del Pd, ovvero “che altri hanno fermato la legge. La maggioranza ha votato contro”.

Insomma, anche su un tema fondamentale come la lotta all’omofobia ci si è andati a scontrare con correnti di partito (o meglio, parti di quel minestrone che è il PD) e non solo…. secondo me è vergognoso.

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La favola della “maggioranza”

Berlusconi fa le corna in una foto ufficialeFonte: Diritto di resistenza

I megafoni del PDL ripetono di continuo di essere stati voluti dalla maggioranza degli italiani. Questo è vero? No. Il PDL ha vinto le elezioni ma non è affatto voluto dalla maggioranza degli italiani. Infatti per maggioranza intendiamo 51 italiani su 100. Mentre il PDL è stato votato da 23 italiani su 100.

Come mai hanno vinto le elezioni? Perchè la legge elettorale è strutturata per dare la maggioranza assoluta a chi acquisisce la maggioranza relativa. Il PDL ha ottenuto il 23% dei voti tra gli aventi diritto (risultato che si abbasserebbe se considerassimo anche gli immigrati che non hanno diritto al voto e che difficilmente voterebbero berlusconi). Ma grazie alla legge elettorale hanno ottenuto la maggioranza assoluta in parlamento.

I calcoli sono facili da fare: gli aventi diritto al voto in italia sono: 56.995.744 , il PDL ha ottenuto 13.628.865 di voti.

Andate dal vostro ragioniere di fiducia e fategli calcoralere se 13 milioni è il 51% di 57 milioni oppure no.

Quindi quando sentite dire che la maggioranza degli italiani ha votato per Berlusconi saprete che è l’ennesima menzogna. Sono una minoranza nel paese (come anche il PD, intendiamoci). Quindi il loro diritto di governare è del tutto aleatorio!

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