Ddl giustizia: seppellito da un coro di critiche

Magistratura Fonte: Dazebao

Ci provano ma sembrano oramai sfiancati. Sono gli sherpa del Cavaliere, i suiu barellieri, come li definisce Dazebao, che non riescono più ad arginare le critiche al disegno di legge sul “processo breve” e a cercare di dimostrare che il provvedimento, in realtà, è a favore di tutti gli italiani che soffrono principalmente, non per la crisi economica e la disoccupazione, ma per la lunghezza dei processi. Problema che attanaglia tutti noi, e non solo il governo…

Come sempre il più eroico è Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl. Oggi, a “Radio anch’io”, dopo aver maltrattato il conduttore Giorgio Zanchini semplicemente perché aveva riferito delle critiche pervenute alla trasmissione da radioascoltatori infuriati, ha dichiarato, senza procurare alcuna ilarità nei presenti, che «il provvedimento si era reso necessario perché l’Unione europea ci multa ogni anno per 30 milioni di euro a causa della lunghezza eccessiva dei processi». In effetti, questa ancora non si era sentita, perché forse nessuno aveva avuto il coraggio di dirla.

Talmente sfiniti per l’impossibilità di giudicare positivamente il disegno di legge sulla giustizia che hanno gettato finalmente la spugna. Uno dei primi firmatari del disegno di legge, Gaetano Quagliarello, oggi ha precisato: «Non ci nascondiamo dietro un dito. Non siamo ipocriti. Ci assumiamo le nostre responsabilità. Il disegno di legge serve a risolvere il dissidio tra il verdetto della sovranità popolare e le sentenze di quella piccola parte della magistratura politicizzata». Insomma, il “processo breve” serve a dare una nuova impunità al pluripregiudicato Silvio Berlusconi.

Anche il leader dell’Udc, perdendo il suo proverbiale aplomb, commenta nell’unico modo possibile l’ennesimo provvedimento ad personam: «Il disegno di legge sul processo breve è una vera porcheria» afferma ed è necessario «indicare una strada alternativa». E siccome «le finalità della maggioranza sono chiare», l’unica via d’uscita per «salvare il sistema giudiziario» è quella di approvare un lodo Alfano «che corrisponda ai desiderata della Corte costituzionale». Cosa peraltro già fatta da Margherita Boniver, con il deposito di una proposta di legge costituzionale per il ripristino del vecchio articolo 68 della Costituzione che, però, suscita parecchie perplessità nella Lega, che ha messo subito le mani avanti, precisando che di un ritorno alla vecchia immunità-impunità parlamentare non se ne parla proprio.

Per Giuseppe Lumia (Pd), membro della commissione parlamentare antimafia, «questo è un provvedimento per i delinquenti furbi e facoltosi che hanno la possibilità di pagare avvocati al fine di allungare i tempi dei processi e non giungere mai al giudizio definitivo. I cittadini onesti non vogliono che i processi cadano in prescrizione, ma che si celebrino in tempi rapidi».

Le critiche peraltro si incentrano anche sulle evidenti cesure di incostituzionalità che il provvedimento sicuramente incontrerà nella sua applicazione, una volta che sarà entrato in vigore. Il processo Mills, che dovrebbe riprendere con la nomina di un nuovo collegio giudicante, cadrebbe subito sotto i colpi di maglio del “processo breve” a meno che i giudici non sollevino la questione di legittimità costituzionale, che sospenderebbe il computo della prescrizione del processo. Tanto che lo stesso premier, che non si fa sentire oramai da giorni e questo la dice lunga sul suo attuale grado di soddisfazione per come si sono messe le sue cose giudiziarie, si sarebbe convinto di non aver affatto vinto lo scontro con i giudici.

Inoltre, dice Luca Palamara, segretario dell’Associazione Nazionale magistrati, «esattamente un anno fa il Governo ci obbligava a dare priorità ai processi per i recidivi. Oggi ci dice il contrario, perché bisogna invece darla a quelli che hanno imputati incensurati».

L’impressione è che Berlusconi e i suoi legali abbiano prodotto una maionese oramai impazzita, senza alcuna logica giuridica e che, al contrario, mira a scardinare qualsiasi fondamento strutturale del sistema, non riuscendo nemmeno più a rappresentare l’interesse generale verso una riforma seria della giustizia. Ma è proprio questo forse il punto da sottolineare: nel marasma creato dalla diciannovesima legge ad personam in quindici anni, si scorge chiaramente la profonda crisi del berlusconismo. Anche per questo il principale partito di opposizione rinserra le fila. Il segretario dei democratici Pierluigi Bersani afferma che «il nostro obiettivo è fermare queste norme e sottolineare ancora una volta che questo Paese è sempre nel tritacarne dei problemi di Berlusconi», invitandolo, fra l’altro, a farsi processare.

Insomma, non voglio sembrare finiano, dato che oggi ha dichiarato lo stesso, ma è chiaro che se si vuole dire ai giudici “o vi sbrigate o prescriviamo”, è ovvio che gli si deve dare le risorse per farlo: se si vuole procedere per questa, a mio parere comunque scorretta, strada, almeno si deve portare i giudici, gli avvocati, i tecnici ecc. in numero tale da consentirlo. Perché se voglio produrre in metà del tempo un prodotto, in un’azienda so che, a meno di far diventare pazzi gli operai, ne devo raddoppiare il numero. O no? Basta un po’ di quella logica imprenditoriale tanto osannata dal nostro premier.

A questo punto, sembra che la gente inizi a capirla… ad avere dubbi su ciò che Berlusconi fa per sé per la quindicesima volta…. forse si sta ricominciando a capire qualcosa…

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